In meno di tre mesi tante scuole lametine, di ogni ordine e grado, hanno partecipato al concorso, indetto dal “Centro culturale Minor plus”, istituendo attività laboratoriali ed unità d’apprendimento sull’abito locale tradizionale.
Un’occasione istituita con la legge 5 aprile 2025 n. 59, che ha riconosciuto, a pieno titolo, il valore culturale e manifatturiero del dress code della nostra tradizione. Piena soddisfazione esprime il presidente Smeraldo Polopoli, che in una prossima nota di stampa parteciperà luogo e data delle premiazioni. L’abito storico – conclude il professor Francesco Polopoli – agisce come una “fonte materiale” preziosa, utile a:
● Favorire l’empatia storica: Indossare o analizzare i costumi permette agli studenti di “entrare nei panni” di chi ha vissuto in epoche passate.
● Comprendere la società del passato: L’abbigliamento comunica informazioni su status sociale, ruoli di genere, economia e tecnologia di un’epoca.
● Stimolare la curiosità e l’apprendimento attivo: Il contatto diretto con la riproduzione o il reperto accende il desiderio di conoscere.
● Connettere passato e presente: Confrontare i vestiti di epoche diverse con la moda attuale aiuta a comprendere l’evoluzione dei costumi e della mentalità.
● Sviluppare competenze manuali e tecniche: Nelle scuole di moda, la progettazione e realizzazione di abiti storici insegna tecniche di modellistica, taglio e cucito.
Pacchiana docet, come volevasi dimostrare, dal largo consenso delle comunità educanti del lametino e del suo hinterland che aprirà dibattiti e future iniziative a seguire.
