Presentato a Lamezia “aMalavita”, il nuovo e avvincente romanzo di Antonio Cannone

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Presentato a Lamezia Terme presso la libreria Tavella, l’ultimo lavoro letterario del giornalista e scrittore Antonio Cannone “aMalavita”. A discutere con lui, l’editore Franco Arcidiaco di “Città del Sole”, il giornalista Ugo Floro e Luigi Muraca, avvocato e conoscitore della realtà calabrese.
Un libro di formazione, è stato detto, che mette in risalto la realtà calabrese partendo dal racconto “serrato e coinvolgente” del protagonista, Totò che “vive in una realtà difficile a contatto con boss e coetanei che delinquono, vivendo ai margini di una società che offre poco”. Una sorta di “ecosistema”, ha sottolineato l’autore “che diventa l’ambiente naturale dove cresce la cultura dell’illegalità” e dove il disagio sociale “consente al boss del quartiere, in combutta con politici corrotti e collusi, di tenere sotto scacco il resto della comunità; dove i bisogni e la povertà si trasformano in terreno fertile per l’antiStato”. Totò vive la sua infanzia a contatto con questa realtà, con amici che scelgono “altre strade per affermarsi e puntare al guadagno facile”.  Un libro nel quale alla violenza criminale, si aggiunge anche quella psicologica e fisica ai danni di una giovane ragazza considerata la “puttanella” del quartiere, figlia di padre ignoto e di una madre “costretta” per bisogno ad “arrangiarsi” per tirare avanti la famiglia. Una storia di sottomissione e di soprusi in cui la criminalità ha un enorme peso.
Dal libro “aMalavita”, che Floro ha definito “il romanzo della piena maturità artistica di Cannone, da leggere e far conoscere ai giovani nelle scuole”, esce uno spaccato della società calabrese soggiogata dal malaffare ma che il protagonista “vorrebbe cambiare”.
“Il libro di Cannone si presta anche ad una trasposizione filmica – ha altresì affermato Floro – visto i tempi narrativi serrati e che lasciano col fiato sospeso fino alla fine”.
Per Muraca, “aMalavita” ricorda tanto gli scritti di Saverio Strati, come ad esempio il “Selvaggio di Santa Venere” che valse il premio Campiello per lo scrittore nato a Sant’Agata del Bianco. Per l’editore Arcidiaco si tratta di un romanzo “che mette in risalto aspetti socio-antropologici che caratterizzano la società calabrese”. “Un libro pedagogico” è stato definito, che mette in evidenza uno spaccato sociale dalle tinte forti ma che ha in seno anche amore e speranza di riscatto.

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