Tribunale di Lamezia, striscione per ricordare Falcone e Borsellino

LAMEZIA TERME – Da oggi ad accogliere chi entra nel Palazzo di Giustizia di Lamezia Terme ci sarà uno striscione che ricorda Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A srotolarlo i…

LAMEZIA TERME – Da oggi ad accogliere chi entra nel Palazzo di Giustizia di Lamezia Terme ci sarà uno striscione che ricorda Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A srotolarlo i ragazzi che hanno partecipato all’estate della parrocchia di San Giuseppe Artigiano presenti all’iniziativa voluta dai magistrati insieme al parroco don Fabio Stanizzo ed al viceparroco don Francesco Benvenuto.

Una posizione, ha detto il presidente del tribunale Giovanni Garofalo, non casuale “perché chi entra sappia che chiunque al suo interno esercita fino alla fine il suo ruolo. Falcone e Borsellino non sono stati gli unici colleghi morti per mano della mafia. Anche il nostro territorio ha avuto i suoi morti come il giudice Ferlaino, ma anche l’avvocato Francesco Pagliuso”. Quindi, ha ricordato i morti su lavoro dei quali, spesso, si dimenticano anche i nomi.
Per il procuratore Salvatore Curcio, “tanti, troppi, sono stati i magistrati assassinati. Tra questi il giudice Francesco Ferlaino ed il giudice Antonino Scopelliti” con questo correggendo una “informazione farlocca che qualcuno ha dato durante una manifestazione a Lamezia dicendo che la Calabria non ha avuto magistrati uccisi e facendo passare il messaggio che qui c’è una magistratura di secondo ordine. Non è vero. I caduti nell’adempimento del dovere non hanno bandiere ed etichette e non possono essere catalogati anche secondo la latitudine”. Per il procuratore, inoltre, “non c’è giustizia senza verità e la verità è una sola. Sono morti per noi, per i giusti e gli ingiusti ed anche per i loro carnefici. Bisogna onorarli facendo ogni giorno il nostro dovere. A voi ragazzi dico che la vostra presenza rappresenta la giusta motivazione per tutti noi, qualunque cosa accada”.
Il vescovo, mons. Serafino Parisi, partendo dal brano del Vangelo riguardante il “porgere l’altra guancia”, ha sottolineato che dietro vi è un atteggiamento “positivo. Chi è malvagio ha bisogno di una lezione alternativa perché rispondere con la violenza significherebbe diventare come lui. Nell’offerta della guancia vi è uno stile diverso. Siamo qui a ricordare Falcone e Borsellino, il loro esempio, non quello del malvagio.
Su questo dobbiamo impegnarci come Chiesa lametina sentendoci corresponsabili”. (ANSA).

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