L’associazione “Le Città Visibili” in visita a Caccuri

Il tour dell’Associazione Le Città Visibili prosegue nel Marchesato per visitare Caccuri, definito il Borgo della Cultura per il Premio Letterario Caccuri (organizzato dall’Accademia dei Caccuriani),che vi si svolge e che ha fatto diventare questo borgo un punto di riferimento nel panorama intellettuale italiano, “…un luogo di confronto tra idee, un’agorà nel cuore del Sud”, come ha recentemente affermato Giordano Bruno Guerri, presidente della giuria del Premio letterario Caccuri.
Il nome medievale Caccurio (in latino Caccurius) potrebbe riferirsi al nome greco Kakouri, oppure al latino cacumina, e significa “vetta su cui sorge il borgo”. L’origine greca sarebbe dimostrata dalla presenza, prima dei Normanni, di tre monasteri basiliani. Percorriamo i suoi vicoli per visitare, al centro del paese, la chiesa Matrice di S. Maria delle Grazie, costruita con la pietra tipica di Caccuri; presenta pianta basilicale a tre navate, di impostazione romanica ma con abbellimenti barocchi. Sono chiaramente visibili i tanti danneggiamenti causati dai terremoti e dagli incendi. I restauri non hanno rispettato i colori, ma le opere sono importanti in quanto testimonianze di arte sacra di autori locali, tra cui spiccano Santanna e figlio (pittori del ‘700). Ammiriamo le opere raffiguranti l ‘Ultima cena (con un torvo Giuda in primo piano, particolare assai inusuale), S Giuseppe, Maria che schiaccia serpente e vari trittici, che un tempo venivano portati in processione. Nelle navate laterali si trovano due cappelle, quella di San Gaetano e quella del Santissimo Sacramento, in cui sono presenti marmi policromi, statue di vari stili e fatture e dipinti di soggetti sacri di gran pregio. Notevole il fonte battesimale, in legno e granito, lavorato da artigiani caccuresi. A questo punto, risaliamo verso il Castello eretto nel VI secolo d.C. dai Bizantini come fortino militare per controllare i possedimenti nella valle del Neto. Nel corso dei secoli ha subito numerose modifiche, come quella ad opera degli Aragonesi che lo trasformarono da fortezza militare ad abitazione baronale. Riedificato dalla famiglia Cavalcanti nel XVII secolo, l’imponente maniero è caratterizzato da una torre cilindrica e da una bella cappella, dedicata a Santa Barbara, con il soffitto a cassettoni, l’altare maggiore, arredi e oggetti sacri originali e una serie di dipinti della scuola napoletana con portale in pietra e soffitto ligneo a cassettoni. La famosa torre Mastrigli, deve il nome all’architetto Adolfo, autore di un importante intervento a fine XIX secolo. La torre, merlata e di foggia medievale, viene realizzata per nascondere un serbatoio dell’acqua. Da questa postazione i visitatori possono godere di un panorama mozzafiato che spazia dal mare ai monti della Sila. Anche stavolta Le Città Visibili hanno avuto modo di godere appieno della Bellezza della nostra regione e dell’apprezzabile valorizzazione e cura di questi centri in cui sono tangibili l’amore e la dedizione di tutti gli abitanti che li vivono e li difendono. Naturalmente ciò è possibile anche grazie ad amministrazioni illuminate che riescono a far inserire paesi, pur così piccoli e lontani dalle principali arterie di comunicazione, tra i borghi più belli d’Italia. Per concludere, un ultimo regalo: il viaggio di ritorno è stato accompagnato da un trionfo di ginestre al culmine della fioritura che hanno colorato di giallo, per chilometri, il tratto silano della strada verso Cosenza.

Ph Mimmo Greco
Ph Franz Mazza
Racconto a cura di Giuliana Manfredi