Angela Vallone aveva solo trentatré anni quando, nel 1991, la sua vita fu segnata per sempre dall’attentato in cui venne ucciso suo marito, Francesco Tramonte, vittima innocente di ’ndrangheta insieme al collega Pasquale Cristiano.
Un duplice omicidio efferato, consumato nell’ex quartiere Miraglia di Sambiase, che colpì due giovani lavoratori comunali, onesti e ignari, travolti da una violenza mafiosa senza precedenti.
Pochi mesi dopo, il Consiglio Comunale di Lamezia Terme sarebbe stato sciolto per infiltrazioni mafiose per la prima volta nella sua storia. Le indagini preliminari individuarono un sospettato, ma nel 1993 la Corte d’Assise di Catanzaro pronunciò una piena assoluzione, pur confermando la matrice mafiosa dell’agguato (Sentenza n. 11/93).
L’ultima possibilità di giustizia svanì definitivamente quando l’appello del Pubblico Ministero venne depositato fuori termine.
A quel duplice omicidio seguì un altro attentato gravissimo: il 4 gennaio 1992 furono assassinati il sovrintendente capo della Polizia di Stato Salvatore Aversa e sua moglie Lucia Precenzano.
Una verità mai arrivata
Oggi, a trentacinque anni di distanza, sappiamo che l’agguato fu pianificato da una cosca locale estromessa dall’appalto per la gestione della nettezza urbana, assegnato con modalità ritenute opache e con un ingente dispendio di denaro pubblico a imprese sospettate di contiguità mafiosa.
Da quel maggio 1991, Angela Vallone non ha mai smesso di chiedere giustizia.
Per oltre trent’anni ha portato avanti una battaglia dignitosa e ostinata, segnata da un dolore profondo e mai rimarginato. Una richiesta di verità che non ha trovato risposta.
Il messaggio di Trame e Ala
«Oggi che non c’è più, il nostro abbraccio più sincero va alle figlie Maria, Stefania e Antonella, che portano sulle spalle il peso della perdita ingiusta del padre, una ferita che è stata anche il grande dolore di Angelina. Continueremo a lottare al loro fianco anche per lei» – scrivono Fondazione Trame e Ala.
Nel 2020, in occasione della decima edizione di Trame Festival, Fondazione Trame e l’Associazione Antiracket lametina avevano promosso una raccolta firme – con centinaia di adesioni – per chiedere alle istituzioni di rompere il muro di silenzio e indifferenza, individuare i responsabili, restituire dignità alle vittime e riaffermare che la giustizia può e deve prevalere anche in territori segnati dalla presenza mafiosa.
L’anno successivo, su richiesta di Trame, Ala e AGESCI Zona del Reventino, il Comune di Lamezia Terme ha istituito la “Giornata della Memoria Lametina delle Vittime di ’Ndrangheta”, che ricorre ogni 24 maggio.
Un impegno che continua
La scomparsa di Angela Vallone richiama con forza la necessità di non cedere all’oblio.
Fondazione Trame e Ala ribadiscono il proprio impegno civile e politico affinché: la memoria resti viva, le responsabilità non vengano dimenticate e il diritto alla verità e alla giustizia sia riconosciuto a tutte le vittime innocenti delle mafie.
Un impegno che non si esaurisce nella commemorazione, ma che si traduce in un’azione costante contro il silenzio, l’indifferenza e ogni forma di rassegnazione.
