Otto giorni di sangue: la denuncia dell’associazione Per Te contro il negazionismo del femminicidio

Una testimonianza dura e diretta: femminicidi, abusi su minori e stragi familiari consumati in soli otto giorni. La presidente dell’associazione Per Te chiede carcere certo, protezione reale per le donne e fondi veri ai centri antiviolenza. “Non è fantasia: è sangue. E chi nega il femminicidio condanna le donne una seconda volta”.

Negare il femminicidio significa negare l’evidenza  

Negare il femminicidio è come negare l’evidenza. E chi nega l’evidenza non protegge le donne. Le condanna una seconda volta. Come donna di Forza Italia, moderata, che crede nelle Forze dell’Ordine, io dico: abbiamo bisogno di più protezione, non di più negazionismo. La legge sul femminicidio (art. 577-bis) che prevede l’ergastolo esiste dal dicembre 2025, ma nei primi 6 mesi è stata applicata solo 8 volte su 34 donne uccise. Meno di una su quattro. Le leggi ci sono, ma mancano i soldi, mancano i centri antiviolenza, mancano i braccialetti elettronici. Applicazione immediata e severa dell’ergastolo per femminicidio. Fondi reali ai Centri Antiviolenza. 530 euro di Reddito di Libertà non basta.

 

Otto giorni di inferno: femminicidi, bambine abusate e stragi familiari  

In otto giorni l’Italia non ha vissuto. È sprofondata. Non è cronaca. È una guerra. E le vittime sono sempre le stesse: donne, bambine, famiglie intere.

 

La vergogna di Torino – 29 agosto  

In un minimarket di Madonna di Campagna, una ragazzina di 13 anni entra per comprare tre succhi di frutta per i fratellini. L’uomo che lavora lì, 42 anni, la abusa tra gli scaffali. Tutto ripreso dalle telecamere. Non solo: 40 minuti prima aveva abusato di un’altra donna entrata nello stesso negozio. Dopo due notti in cella, il Gip lo ha scarcerato perché “dispiaciuto” e “senza precedenti”. Un orco che violenta una bambina di 13 anni libero perché è dispiaciuto. Il Ministro Nordio ha dovuto mandare gli ispettori. Se questa non è violenza istituzionale, cos’è?

 

Roma Centocelle – 30 agosto  

Gloria, 50 anni, badante, vedova. Viveva con suo figlio di 16 anni. Il figlio la picchia a morte a mani nude, poi scende in strada, si siede sull’androne con la maglietta sporca di sangue e chiama lui stesso il 112: “Venite, ho picchiato mia madre, forse è morta”. Gloria muore poche ore dopo al Tor Vergata. Il figlio è in psichiatria. Una famiglia distrutta in un pomeriggio.

 

Roma Pietralata – 31 agosto  

I Carabinieri entrano in un appartamento su segnalazione. Sul letto matrimoniale trovano i corpi di Luca Ambasciano, Valentina Pambianco, la loro bambina Bianca di 5 anni e il loro cagnolino Teo. Un omicidio-suicidio. Un’intera famiglia cancellata.

 

Firenze Calenzano – 3 settembre  

Lorena Isceri, 45 anni, rapita dal suo ex, rinchiusa nel bagagliaio, riesce a chiamare il 112. Lui la getta da un cavalcavia dell’A1. È il settimo femminicidio da metà agosto. Anche lui poi si suicida.

 

Altri casi recenti  

Joanna uccisa a Colleferro davanti ai 5 figli, Tania Terrin uccisa a Venezia il giorno di Ferragosto dopo aver denunciato, Noemi Impellizzeri a Catania. Le leggi non vengono applicate: cosa diciamo alla bambina di 13 anni di Torino, che l’orco è libero? A Bianca di 5 anni, che non c’è più. A Gloria, uccisa dal figlio che amava. A Lorena, che ha chiesto aiuto dal bagagliaio di una macchina.

 

Non è fantasia: è sangue vero  

Generale. Non è fantasia. È sangue. È sangue vero di donne e bambine italiane. Mentre voi parlate nei salotti TV, noi contiamo i morti.

 

La denuncia dell’associazione “Per Te”  

Come presidente dell’associazione “Per Te” dico basta. Basta scarcerare gli orchi perché “dispiaciuti”. Basta lasciare sole le madri con figli con problemi psichiatrici senza supporto. Basta con l’ergastolo per femminicidio che su 34 casi viene applicato solo 8 volte. Basta con le leggi scritte bene e applicate male.

 

Le richieste alle istituzioni  

Carcere certo per chi violenta una minore, senza sconti per “pentimento”. Supporto psicologico reale per le famiglie fragili di Roma, Firenze, Calabria. Che il 1522 non sia solo un numero, ma l’inizio di una protezione vera.

 

Un appello alle donne e alla politica  

Oggi, 6 settembre, piangiamo Bianca, Gloria, Lorena e quella bambina di 13 anni che non tornerà più ad essere bambina. Dobbiamo a loro il non fermarci. Se sei una donna in pericolo, chiama il 1522. È gratis, anonimo, 24 ore su 24. O scrivi a noi. Non fermiamoci: unitevi a noi per fermare questa mattanza. Lo chiedo alla politica, alle istituzioni.

Lo dobbiamo a Lorena, a Noemi, a Tania, a Joanna e a tutte le altre.

Caterina Nero presidente associazione per te. Segretaria azzurro donna Lamezia Terme