Si è tenuta ieri sera, 29 aprile, presso il Convento dell’Ecce Homo di Dipignano in provincia di Cosenza, la presentazione del Concept Album, Ecce Нomo di Don Mario Ciardullo e Angelo Iossa.
Don Mario è al suo ennesimo lavoro musicale, il sacerdote dipignanese infatti ha all’attivo 15 singoli, un EP, due album; presenti il Sindaco di Dipignano, Gaetano Sorcale, Don Paolo Bosco, Parroco di Dipignano, Franco Michele Greco, autore del libro “L’Ecce Homo Di Dipignano”, ha moderato l’incontro, Antonio Scarcello, Cultore di Storia Medievale, Disu Unical.
Torna bambino Don Mario Ciardullo nella chiesa di San Nicola conosciuta come il Convento Ecce Homo, gli sembra di rivedere volti ormai scomparsi, di risentire i profumi della festa e riascoltare le nenie, delle innumerevoli celebrazioni in onore della scultura lignea di Frate Umile da Petralia, a cui, ragazzino prima e seminarista poi, ha preso parte; il Parroco di Arcavacata ha presentato una raccolta di 13 brani, da oggi su Youtube, che confluiscono in un Concept Album che ha come unico filo conduttore l’Ecce Home Veneriamo, la Coroncina alle Cinque Piaghe, il Rosario cantato, l’Inno, le invocazioni, che per secoli hanno accompagnato la devozione all’Ecce Homo del suo paese natio. Per Franco Michele Greco, “Don Ciardullo ha lavorato sul patrimonio antropologico di Dipignano perché questo non vada perso e con esso le radici di un popolo”.
Un album dal progetto ambizioso che si pone come obiettivo un ritornare appunto alle proprie radici. Le radici dell’appartenenza sono il frutto di un connubio fatto di memoria, di patrimonio artistico, di espressione religiosa. Lo ricorda bene, Antonio Scarcello, nella sua introduzione quando mette in evidenza quale legame profondo e viscerale lega i dipignanesi alla scultura lignea che ricorda la sofferenza del Cristo, che viene presentato da Pilato come “un tale” qualsiasi, bastonato, umiliato, sbeffeggiato nella celebre espressione: ”Ecce Homo!”
Secoli di novene, dal ‘600 in poi, si sono rincorse in un unico afflato, drammatico e denso di fede insieme: ogni verso, ogni nenia, ogni espressione dialettale, è passata di bocca in bocca, di cuore in cuore, nel rincorrersi delle stagioni, in quelle “cose di Dio” che si raccontavano davanti al focolare. Quante donne hanno implorato quel Cristo sofferente, sedute ai primi banchi della chiesa, il copricapo di cotone ad asciugare i primi caldi di maggio, con i bambini aggrappati, alle lunghe gonne, che immobili apprendevano dalle madri quelle radici per restare e quei sogni per volare?
Scalzi, penitenti, flagellanti, devoti o meno, tutti scrutavano il cielo e imploravano cibo dalle loro terre, per sfamare la carne della propria carne.
Può essere perso tutto questo? Di certo no perché come ha affermato l’autore del Concept “Siamo il frutto di qualcuno che è stato prima di noi. Non possiamo vivere senza aver conosciuto la nostra storia”.
Don Mario Ciardullo racconta di questo progetto nato da una serie di Dio-incidenze: il viaggio in Polonia per ricevere le reliquie dei santi polacchi (conservate nella chiesa di Gesù Misericordioso di Rende dove è parroco) che gli permette di incontrare chi fa da tramite con il cofondatore del gruppo, Cantammo a Gesù di Napoli, Angelo Iossa, cantautore, produttore napoletano. Iossa, ora attivo nella musica cristiana contemporanea accetta, dalla lontana Argentina, di partecipare al progetto di Don Mario occupandosi degli arrangiamenti musicali e producendo addirittura l’album; Don Mario poi confida l’esigenza, dopo aver già fatto, in tempo di Covid, l’Inno, di adempiere alla promessa di riportare su disco anche il Rosario dialettale cantato all’Ecce Homo, la coroncina, la Novena.
Emerge da questa serata il motivo non solo storico del lavoro svolto, la conoscenza delle proprie radici, ma anche quello sentimentale: “solo chi è nato a Dipignano può capire l’aria che si respira il 3 maggio giorno della festa. Le emozioni, non si possono raccontare, occorre viverle” ha affermato don Mario mettendo però allo stesso tempo in evidenza che tuttavia “queste emozioni possono essere, in questo modo, attraverso l’album, ascoltate, condivise meditate da una platea più vasta: giovani che vogliono recuperare il tempo che fu, bambini, adulti ormai lontani dal paese, ma con il cuore accanto all’Ecce Homo. Ho riportato l’antico Rosario dialettale che risale a 200 anni fa. Il Signore ha voluto rimanere nella storia, attraverso la mia voce registrata che recita la Coroncina alle Cinque Piaghe e il Rosario cantato senza che siano stati snaturati, visto la difficoltà di trovare gli accordi e la mancanza di arrangiamenti musicali, mai esistiti prima d’ora per queste preghiere. Il Signore scrive cose impossibili nelle nostre storie e ha trovato il modo attraverso me di restare nella storia di questo paese.”
Il disco finisce con una chicca svelata dall’autore, che ha chiesto all’anziana nonna di ripetere come in una nenia, la sua cantilena preferita dedicata all’Uomo dei dolori.
Nell’era digitale in cui si rischia di perdere il patrimonio spirituale e culturale di un mondo che le nuove generazioni vanno forse dimenticando, proprio il digitale permette un “per sempre” quasi a ricordarci che tutto passa, solo il Signore resta. E così anche la voce amata di una nonna resterà per sempre incisa: “…Gesù mio chi si alla cruce, Tu la senti la mia vuce, Tu li senti i miei lamenti…”
Un album dove non solo preghi, ma ascolti e ricordi pregandonuovamente.
Un album come ha detto don Mario Ciardullo “per tornare al sacro perché senza sacro la nostra esistenza non ha più senso”.
Luisa Loredana Vercillo
