Il Vescovo di Lamezia celebra alla caserma Sirio: “Spero che la vostra opera possa servire solo a portare pace”

“Io immagino, e voglio sperare, che la vostra opera possa servire solo e sempre per portare la pace”. Con queste parole il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, si è rivolto ai militari dell’Aves “Sirio” di Lamezia Terme nel corso della celebrazione eucaristica da lui presieduta ieri all’interno della caserma.
“In queste parole – ha aggiunto – , c’è anche un ringraziamento, come ho detto prima ad alcuni vostri familiari, perchè voi qui sacrificate tante cose, soprattutto quando si parte e si va lontano, si sacrificano tempo ed affetti. Ed allora, per questo la retorica non ha senso ed ha senso piuttosto la finalità di poter lavorare tutti per una pace stabile e duratura”.

“La grande notizia  – ha proseguito monsignor Parisi facendo riferimento alle letture del giorno – è che il Signore continua a fidarsi di noi. Ci da un grande compito che è un compito di riscatto, di redenzione che è ancora più della resilienza. La storia dell’umanità può essere compresa soltanto all’interno di questa grande dimensione dell’amore di Dio che va oltre le delusioni, oltre le attese incompiute. È un amore che va oltre le nostre fragilità, i nostri tradimenti. Nel brano del Vangelo di oggi ci sono tante indicazioni per comprendere l’atto di fede del credente. Dentro la frase del Vangelo ‘la piccolezza della figlia di Sion’ si coglie proprio quella dinamica di Dio a recuperare l’umanità e non dall’esterno con interventi dall’alto come nelle tragedie greche con il deus ex machina. Il Signore rompe questa logica perché dice: io ho creato l’uomo e l’ho fatto con tutto l’amore. E tutto l’amore che ho impiegato l’ho fatto per la perfezione. Questo uomo dovrà raggiungere la perfezione credendo in se stesso come uomo, come creatura. Ecco perché nel brano del Vangelo la realizzazione del Piano di Dio, che è la redenzione dell’umanità, che è la salvezza dell’umanità, che è il recupero di ogni aspetto dell’umanità infranta, spezzata, lacerata, buttata a terra, doveva venire attraverso la chiamata di una creatura. E chiama Maria”.

“Nella storia del pensiero teologico – ha affermato il Vescovo –  si è dovuto lottare un po’ con questa idea di Dio perché è come se il Signore avesse pensato ad una ragazza di Nazareth in modo privilegiato. Invece, dentro il pensiero di Dio c’era questa idea inclusiva, cioè una creatura a rappresentare in quel momento tutte le potenzialità delle creature ma, soprattutto, a rappresentare, e nel Natale ormai vicino questo lo comprendiamo, l’idea di Dio che continua ancora a credere all’umanità. Questo è il messaggio che viene dalla Liturgia della Parola di oggi che è un messaggio di speranza, ma anche di impegno”.

Monsignor Parisi, quindi, ha fatto riferimento al virgulto che spunta dal tronco di Jesse citato nella prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia: “Allora – ha detto il Vescovo – vuol dire che non tutto è perduto, non tutto è secco, non tutto ormai è definitivamente concluso. C’è una possibilità di speranza e questa possibilità di speranza è un germoglio che dice che ancora Dio può far fiorire l’umanità. Ecco la parola della speranza che si lega alla Madonna di Loreto ed al Natale ormai vicino”.

“Chiediamo al Signore – ha concluso monsignor Parisi – , come ha fatto per Maria, di darci la forza di arrivare alla consapevolezza che un cambiamento in noi è necessario perchè attraverso questo cambiamento collaborando, come  Maria, al piano di Dio, la storia potrà avere il volto dei figli, il volto di coloro che di fronte a Dio sono autorizzati a chiamarlo con il titolo intimo di papà. Tutto questo perché una donna di Nazareth, non una privilegiata, ma una di noi, ha saputo dire ‘sì o Padre, avvenga di me secondo la tua Parola’”.