Nell’ambito della rassegna culturale Il Sabato del Villaggio, la serata di oggi ha visto protagonista Luca Zingaretti, accolto da un folto pubblico nell’Auditorium della Chiesa San Benedetto. L’incontro si è aperto con la proiezione del film “La casa degli sguardi”, diretto dallo stesso Zingaretti, per poi proseguire con un intenso talk guidato dal direttore artistico Raffaele Gaetano.
Durante il dialogo, Zingaretti ha offerto uno sguardo profondo sul senso del racconto e sui temi centrali del film. Al cuore della storia, ha spiegato, c’è un giovane che scrive spinto dal dolore, ma anche dalla consapevolezza che quel dolore non va evitato, bensì accolto, “abbracciato”. Un passaggio di crescita che lo porta a scegliere la vita, allontanandosi dall’autodistruzione e rifugiandosi (nella scena finale del film) nella figura paterna.
Proprio sul ruolo del padre si è soffermata una delle riflessioni più significative della serata. Il protagonista incontra un padre “accudente”, privo forse degli strumenti per risolvere i problemi del figlio, ma capace di esserci sempre. Non a caso, il personaggio svolge il mestiere di tranviere: un lavoro fatto di percorsi ripetuti, simbolo di una presenza stabile e rassicurante – “quando vuoi, sai dove trovarmi”.
Accanto alla famiglia, emergono altri pilastri della narrazione: l’amicizia e il lavoro. Quest’ultimo, ha sottolineato Zingaretti, rappresenta un elemento fondamentale per radicarsi nella società. Non è tanto ciò che si fa a definire una persona, quanto il modo in cui lo si fa. Le responsabilità, infatti, contribuiscono a costruire e “temprare” l’individuo.
Parlando della sua esperienza dietro la macchina da presa, l’attore ha descritto la regia come un percorso “gioioso”. Centrale, in questo processo, è la scelta degli attori. A tal proposito, ha raccontato l’incontro con Gianmarco Franchini (il protagonista del film): una presenza che lo ha colpito immediatamente, tanto da non avere dubbi – “era lui”.
Zingaretti ha poi condiviso il suo metodo di lavoro: uno studio approfondito quando si tratta di interpretare personaggi reali, con l’obiettivo di coglierne l’anima più autentica. Non manca mai un taccuino, compagno indispensabile per annotare pensieri e intuizioni, che spesso arrivano nei momenti più inaspettati.
Attore, regista e produttore, Zingaretti ha ricordato anche il suo impegno nella produzione, citando tra gli altri il progetto “La preside”. Ma il suo sguardo si è allargato anche al presente. Il periodo del Covid, vissuto in intimità con la famiglia, è stato per lui un momento “meraviglioso”, quasi sospeso. Tuttavia, l’ottimismo generato da quella fase si è scontrato con gli eventi successivi: dalla guerra in Ucraina alle nuove tensioni internazionali, che hanno segnato profondamente la percezione del mondo contemporaneo. “Poteva essere un modo per capire di migliorarci. Invece è successo il contrario”.
Anche il rapporto con la narrazione, secondo l’attore, è cambiato: oggi i teatri si riempiono soprattutto per fenomeni legati ai social, come podcaster e influencer, segno di una trasformazione culturale in atto.
Inevitabile un passaggio su Il commissario Montalbano, fenomeno televisivo senza precedenti. Zingaretti ha attribuito il suo successo a tre elementi fondamentali: la scrittura di Andrea Camilleri, capace di trasmettere una vera e propria filosofia di vita; la regia di Alberto Sironi, attenta a valorizzare la narrazione; e un cast di straordinario livello. Numeri impressionanti, con picchi di share del 43%, superiori persino a eventi nazionali come il Festival di Sanremo o le partite della Nazionale di calcio. Quanto a un possibile ritorno, la risposta è netta: “è un ciclo chiuso”.
Infine, una riflessione sulla creatività: “l’arte nasce da una mancanza”. È proprio quel vuoto a spingere l’artista a esprimersi, nel tentativo – forse mai del tutto compiuto – di colmarlo.
Tra i personaggi interpretati, Zingaretti ha indicato in Giorgio Perlasca uno dei più significativi. La sua storia, segnata da un gesto di straordinario coraggio durante la Seconda guerra mondiale, rappresenta per l’attore un esempio di integrità morale e di capacità di leggere il proprio tempo.
Una serata intensa, dunque, che ha offerto al pubblico non solo il racconto di un film, ma anche uno sguardo lucido e appassionato sul ruolo dell’arte e dell’uomo nella società contemporanea.
Alla fine dell’incontro Luca Zingaretti ha salutato tutti, concedendosi con entusiasmo per selfie e autografi sui libri di Camilleri e sulle collezioni dvd del Commissario Montalbano. Disponibilità e tanta simpatia quella di Zingaretti che stasera ha lasciato un segno in tutti coloro che lo hanno ascoltato.
Candida Maione
