E’ stato presentato a Saluzzo, suggestivo borgo piemontese in provincia di Cuneo, il libro di poesie “Nastri di luna” (GrafichÈditore) della giornalista Elisabetta Mercuri di Lamezia Terme.
Nell’incontro, che ha avuto luogo nella Scuola di Alto Perfezionamento Musicale, l’autrice ha dialogato con le docenti Piera Comba e Laura Costa. La recitazione delle liriche scelte dal volume è stata affidata alle allieve del Laboratorio Teatrale “ Soleri Bertoni”: Federica Riva e Arianna Farìa.
Una serata all’insegna della poesia, genere letterario che sta perdendo la connotazione di settore di nicchia per aprire ad un genere di esperienza collettiva e accessibile.
Lo spirito della serata è andato in tal senso. Attraverso le poesie di Elisabetta Mercuri, l’analisi del linguaggio poetico, l’origine dell’ispirazione non come invenzione ma come ricerca nel profondo. Quella ricerca che in “Nastri di Luna” diviene memoria, amore per le proprie radici ma anche incanto del nuovo e del bello. I luoghi divengono luoghi dell’anima, quelli d’origine e quelli del cercato altrove che apre nuovi scenari. Così, in uno dei brevi componimenti che suddividono i temi delle liriche: “Paesaggi che parlano al cuore: colori e profumi che nutrono l’anima/ memorie di forti radici/. L’altrove è vento purificatore/ che scopre nuovi solchi dell’io”.
“Nastri di luna” racconta di una poesia intimista ma aperta alla concessione di nuovi spazi, come una tensione ad allargare lo sguardo. Un percorso interiore, identitario, che dispone all’attesa. Quell’attesa, quella tensione morale che fa parte della poetica di Cesare Pavese, lo scrittore piemontese più volte citato, nel corso della presentazione del libro, per l’analogia dei temi: identità, radici, legame con la natura. La professoressa Costa ha evidenziato questi rimandi, sottolineando o leggendo alcuni versi. Anche la professoressa Comba ha “snidato” i passaggi più reconditi, cogliendo le tematiche centrali. Su tutte, ci si è soffermati sui paesaggi, su quel legame che unisce la terra natale alla dimensione dell’infanzia e della memoria. Il Sud che l’autrice delle liriche si porta dentro e la seduzione di altri luoghi che le parlano al cuore, come i paesaggi del Piemonte, laddove ha vissuto per alcuni anni.
Le poesie di Elisabetta Mercuri raccontano di montagne erbose, di distese verdeggianti di ulivi, di “tramonti di indaco cielo che finiscono in mare”, in contrasto con “il sole che discende dietro vette che smerlano tersi orizzonti”, con “campanili che suonano il secco rintocco di ore, segnando un tempo ora nuovo”, con borghi “ove le stelle quassù più vicine, svelano frammenti d’eternità”.
La Calabria e il Piemonte in un incontro poetico che ne ha svelato suggestivi punti di contatto, oltre a contrappunti lirici, ma soprattutto una sorta di affinità, di comunanza di sentimenti e una sorprendente complementarietà.
