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Il Punto di Marco Foti / Calabria, terra che richiama ma perde. Il Natale dei fuori sede nell’inverno demografico

Il Punto di Marco Foti / Calabria, terra che richiama ma perde. Il Natale dei fuori sede nell’inverno demografico

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Il Natale in Calabria, per chi vive fuori sede, rappresenta da sempre un legame viscerale tra nostalgia e tradizione, ricordi del passato e racconti del futuro.

Un momento in cui il richiamo delle radici supera spesso le difficoltà logistiche del viaggio ma ricorda l’enorme complicazione che sta vivendo la regione, in forte decrescita demografica, con una perdita costante di popolazione dovuta principalmente ad un saldo naturale ed un saldo migratorio interno negativi.

Il Punto di Marco Foti / Calabria, terra che richiama ma perde. Il Natale dei fuori sede nell’inverno demograficoUn “inverno demografico” caratterizzato da molteplici fattori che sono legati allo spopolamento, all’invecchiamento rapido, alla denatalità, alla fuga di giovani verso altre regioni italiane o l’estero, causando un differenziale naturale negativo (triste dirlo, più morti che nascite) ed un forte decremento complessivo della popolazione. In questo modo si mette a rischio il futuro economico e sociale della regione.

Negli ultimi decenni la Calabria ha subito un calo radicale di residenti, con una riduzione di circa 73.000 persone in 5 anni (al 2025). Le nascite sono in perdita (8,4% in meno nel primo semestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024), mentre i decessi superano le nascite, creando quindi un saldo naturale negativo.

Molti giovani, studenti e lavoratori, lasciano la regione in cerca di migliori opportunità lavorative provocando un forte esodo verso altre regioni italiane o Paesi Schengen, con perdite che si registrano in tutte le nostre province. L’indice di vecchiaia è in aumento, indicando una popolazione sempre più anziana, e la popolazione in età lavorativa diminuisce in modo importante. A questo si aggiunga la perdita di abitanti (spopolamento) che non riguarda soltanto i piccoli borghi o le aree interne, ma anche i capoluoghi aggravando le sfide sociali ed economiche della regione.

È corretto elevare l’attenzione, creare un dibattito sulla questione in quanto la Calabria oggi affronta una grave emergenza demografica caratterizzata purtroppo da un declino continuo, le cui implicazioni impattano significativamente sul futuro economico della regione, anche a fronte di alcune proiezioni che indicano un’ulteriore perdita di centinaia di migliaia di abitanti nei prossimi 25 anni.

Ma non solo. Lo spopolamento giovanile rappresenta un’emergenza strutturale, che si è aggravata nel 2025 e che nel 2024 ha rappresentato per la regione una perdita di circa 22.000 residenti (pari all’1,2% della popolazione), con una forte incidenza nella fascia 18-39 anni. Negli ultimi vent’anni, oltre 162.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la regione, segnando un calo del 32% della popolazione giovanile.

Sul punto vi è da dire che la Calabria contribuisce significativamente al dato del Mezzogiorno e che vede ogni anno una “fuga dei cervelli” con 36.000 laureati e 134.000 studenti verso il Centro-Nord o l’estero (tra il 2011 e il 2024 si stima che circa 81.000 giovani talenti abbiano abbandonato il territorio). E su questi aspetti l’impatto economico stimato nella perdita di capitale umano ha un costo per la Calabria di circa 30 miliardi di euro.

Ma fino a quando la Calabria resterà una regione attrattiva ed accogliente?
L’Amministrazione regionale, da tempo, propone contro misure con il supporto del Governo nazionale, una sorta di crioconservazione per tentare di invertire il trend demografico. Tante e significative le iniziative e le agevolazioni per contrastare il fenomeno e favorire il rientro in Calabria con misure nazionali applicabili al contesto regionale come ad esempio le agevolazioni fiscali per chi trasferisce la residenza oppure l’istituzione di un Fondo Regionale specifico per incentivare la permanenza degli under 35 sul territorio.

E gli investimenti della Regione Calabria per combattere lo spopolamento sono tanti ed importanti, mirati e focalizzati su innovazione, attrazione di imprese e sostegno ai giovani e alle donne, con bandi chiave come il FRI Calabria (per investimenti produttivi e Ricerca & Sviluppo) e Resto al Sud 2.0 (per under 35 che aprono nuove attività, con fondi a fondo perduto fino al 100%). Altri fondi supportano imprese femminili, digitalizzazione, transizione ecologica e sviluppo locale, incentivando la permanenza e la creazione di nuove opportunità economiche nel territorio. Interventi che mirano a creare un ecosistema economico più robusto, offrendo opportunità concrete per giovani, donne e imprese, e contrastando così lo spopolamento attraverso la creazione di lavoro e sviluppo sostenibile.

Ma quando si decide di ritornare a casa non è sempre così semplice!
Per migliaia di studenti e lavoratori calabresi il rientro nei luoghi natii durante le vacanze natalizie è segnato dal contrasto tra l’entusiasmo della riunione familiare e le sfide economiche, con i rincari del costo del viaggio che arrivano a toccare picchi significativi.

Tali costi sono alti ed in forte aumento, con voli e treni che possono costare fino a 6 volte di più di quanto si spende in altri periodi dell’anno (fidatevi, sono la prova provata di quanto sostengo). Le tariffe sono diverse e variegate, ma si registrano rincari record anche del 700% rispetto ad altri periodi, rendendo il rientro un’impresa costosa. Prezzi elevatissimi, anche oltre i 400-500€ per singole tratte da Milano a Lamezia o Reggio, treni ed autobus che subiscono rincari notevoli sino a raggiungere i costi dei biglietti aerei, con aumenti che superano il 900% in alcuni casi. Nel corso degli anni non è cambiato molto, purtroppo, trattandosi di un tema squisitamente industriale e quindi relegato alle politiche di gestione delle singole imprese che offrono i servizi (teoria della domanda).

Nonostante ciò, il richiamo della propria terra supera, in genere (ma ci sono molti casi in cui si rinuncia al viaggio), qualsiasi difficoltà e si conferma una meta di forte attrazione per i suoi riti autentici. Si rinuncia ad una vacanza piuttosto che ritornare a casa e rispettare le tradizioni ed i sapori autentici, gustare il fascino delle festività calabresi risiede in rituali immutati che trasformano il ritorno in un’esperienza assoluta.

Le tradizioni gastronomiche (la tavola delle 13 portate nella vigilia di Natale), i dolci tipici, la strina (in molti borghi si rinnova l’usanza dei canti augurali itineranti, accompagnati da zampogne e organetti), la riunione di famiglia con i giochi di società, gli eventi ed i luoghi da riscoprire nel proprio territorio (presepi, viventi e non).
Il famoso e richiestissimo “pacco da giù” si inverte, diventando la riscoperta di prodotti personalizzati e cesti natalizi che racchiudono i sapori della propria terra da riportare con sé alla fine delle vacanze.

Un momento che non può mancare nell’agenda di un calabrese fuori sede. Perché, vedete, calabresi si nasce e non si diventa. Con grande onore.
Rifaccio la domanda, fino a quando la Calabria resterà una regione attrattiva ed accogliente per i suoi figli?

Ad maiora.

Marco Foti 


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