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Il Punto di Marco Foti / Quando l’inclusione esclude: il paradosso che non vogliamo vedere

Il Punto di Marco Foti / Quando l’inclusione esclude: il paradosso che non vogliamo vedere

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L’’eccesso di inclusione rischia di provocare l’esclusione? Una provocazione? No, un paradosso concettuale.  Una critica sociale? Forse.


È l’interrogativo che quest’oggi vorrei condividere con i lettori del Corriere di Lamezia.
La frase potrebbe rappresentare un paradosso concettuale o, in estrema sintesi, una critica sociale. Di fatto, tale rappresentazione suggerisce che un eccessivo, oppure mal indirizzato, tentativo di inclusione possa portare a forme inaspettate di esclusione. Non la ritengo una frase tecnica, ma un’osservazione che nasce dalla riflessione sull’attuazione pratica delle politiche di inclusione.
Il concetto si basa sull’idea che le azioni intraprese per includere un gruppo specifico di persone possano inavvertitamente emarginare altri, o creare nuove divisioni.
Puntualmente, in occasione dell’avvicinarsi alle festività natalizie, questi temi diventano centrali nelle politiche di comunicazione.
Sono diversi i casi che hanno avuto una ribalta nazionale, chi per un motivo (la canzoncina di Natale tra i bimbi delle scuole elementari), chi per un altro (la rappresentazione del presepe o l’esposizione del crocefisso negli ambienti scolastici).
In realtà, le tecniche di inclusione sociale (ad esempio, per includere un gruppo con esigenze specifiche) possono creare nuove etichette o categorie che, pur temporaneamente utili, finiscono per “ghettizzare” o “separare” ulteriormente quelle persone dal resto della società. Concentrando tutte le risorse e l’attenzione su un particolare tipo di inclusione (qualunque essa sia), si corre il rischio di distogliere l’attenzione da altre forme di disuguaglianza o emarginazione che colpiscono altri individui o gruppi.
A volte, azioni rigide ed impattanti verso la cittadinanza possono escludere coloro che non soddisfano oppure non la pensano perfettamente con chi invece appartiene alle scelte inclusive, anche se si trovano in condizioni di vulnerabilità simili.
Tentare di imporre l’inclusione senza un’adeguata preparazione culturale genera, a lungo andare, fenomeni di resistenza o polarizzazione, portando così ad una maggiore divisione tra chi si sente “incluso” e chi si sente “escluso” dal dibattito o dalle nuove forme sociali.
Il rischio che l’inclusione diventi un obiettivo fine a se stesso piuttosto che un mezzo per una vera equità, e che, nell’implementazione, possa fallire nel suo intento originale, esiste.
L’attenzione della Pubblica Amministrazione in tal senso deve essere elevata.
Ad maiora.

Marco Carmine Foti 


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