“Il 10 febbraio l’Italia celebra il Giorno del Ricordo, per onorare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata e per affermare una verità storica troppo a lungo rimossa: migliaia di italiani furono uccisi, perseguitati e costretti all’esilio dai partigiani comunisti.
Tra il 1943 e il 1947, in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, violenze, infoibamenti, uccisioni sommarie e sparizioni colpirono soprattutto civili italiani, colpevoli di appartenere a una comunità nazionale considerata nemica. Fu una violenza politica e ideologica che si abbatté su famiglie, donne e giovani, nel caos seguito alla fine della Seconda guerra mondiale e alla ridefinizione forzata dei confini.
Il Giorno del Ricordo non è una ricorrenza divisiva, ma un atto di giustizia verso le vittime e di fedeltà alla memoria nazionale. Ricordare significa restituire dignità a chi fu cancellato due volte: prima dalla violenza, poi dal silenzio.
In questo solco si colloca la memoria di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana brutalmente uccisa nel 1943, divenuta simbolo del martirio di tanti italiani. Anche Lamezia Terme onora i propri figli caduti in quella tragedia: Salvatore Coccimiglio, Vincenzo Russo, Antonio Canna, Antonio Claudio Vallone e Vincenzo Trovato, nomi che rappresentano vite spezzate e radici strappate alla loro terra.
Ricordare il 10 febbraio significa difendere la verità storica, l’identità nazionale e il diritto di un popolo a non dimenticare i propri martiri, perché senza memoria non c’è giustizia, e senza giustizia non c’è futuro”.
Così in una nota Carmine Rubino (Lega).
