È importante essere precisi: non si può semplicemente dire che “il Governo ha tagliato 18 milioni”.
Quei 18 milioni erano la dotazione prevista dagli emendamenti e la misura non è stata approvata per un problema relativo alla copertura. Ma proprio questa vicenda pone una domanda che, a mio avviso, resta tutta politica: quanto siamo disposti a investire nella prevenzione?
Perché una mammografia fatta in tempo può significare moltissimo. E la prevenzione dovrebbe essere una delle prime risposte alle difficoltà della sanità, non una voce sulla quale arrivare sempre dopo. Lo stesso vale per le liste d’attesa. Possiamo approvare nuovi piani, possiamo stanziare risorse, possiamo riorganizzare i servizi. Ma poi dobbiamo avere il coraggio di verificare se, nella vita quotidiana delle persone, qualcosa è realmente cambiato. È lì che si misura la qualità di una sanità pubblica.
Ed è qui che, da lametina, non posso non pormi un’altra domanda. Dov’è la politica del territorio?
Lo dico da cittadina e da persona che fa politica sul territorio, ma prima ancora da persona che crede che chi ricopre un ruolo istituzionale debba sentire il peso della responsabilità che gli è stato affidato.
In questi giorni ho ascoltato il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, difendere l’azione del presidente Occhiuto e sottolineare i passi avanti che, a suo giudizio, si stanno compiendo nella sanità calabrese. È legittimo farlo. Un sindaco ha tutto il diritto di avere una posizione politica e di riconoscersi nell’azione di chi governa la Regione.
Ma proprio perché sono di Lamezia e perché conosco le difficoltà che tanti cittadini affrontano, vorrei porgli una domanda, senza polemica e senza bisogno di trasformarla nell’ennesimo scontro tra destra e sinistra. Quando un cittadino di Lamezia deve aspettare mesi o anni per una prestazione sanitaria, qual è il primo dovere di un sindaco?
Io credo sia quello di rappresentare quella persona. Di chiedere conto dei tempi. Di pretendere che il proprio territorio abbia ciò che gli serve. Di non accontentarsi delle rassicurazioni, quando la realtà raccontata dai cittadini è diversa.
Non gli chiederei di essere contro Occhiuto. Gli chiederei di essere, prima di tutto, dalla parte di Lamezia. Perché un sindaco non dovrebbe avere paura di chiedere di più alla propria Regione, neppure quando quella Regione è governata da una coalizione politica alla quale appartiene. Anzi, forse è proprio questo il senso di un’amministrazione locale: rappresentare il proprio territorio anche nei confronti di chi governa a un livello superiore.
E questo vale ancora di più in una regione come la Calabria, dove le differenze territoriali sono già profonde e dove il tema dell’autonomia differenziata rischia di rendere ancora più difficile colmare quelle distanze. Non vorrei che arrivassimo al punto in cui, oltre alla Calabria che conosciamo già, ci fossero tante diverse Calabrie anche nel diritto alla salute. Una persona che vive in un territorio più fortunato e una che, per curarsi, deve spostarsi, aspettare o pagare.
La sanità non dovrebbe essere una questione di fortuna, di reddito o di capacità di trovare una soluzione alternativa. E forse è proprio questo che dovremmo tornare a pretendere dalla politica: non soltanto grandi annunci, ma la capacità di misurarsi con la vita quotidiana delle persone.
Perché quando una persona riceve come risposta aprile 2028, non sta leggendo una statistica. Sta guardando il proprio calendario. E dentro quella data ci sono la preoccupazione, l’attesa, la possibilità di peggiorare, il dubbio, il bisogno di sapere. Ci sono quasi due anni di vita.
Io penso che dovremmo avere il coraggio di ripartire da qui. Non dalla propaganda. Non dalle appartenenze. Non dalla necessità di dimostrare che una parte politica ha ragione e l’altra torto. Ripartire da una domanda molto più semplice: che cosa accade a una persona quando ha bisogno di curarsi e il sistema pubblico le chiede di aspettare così a lungo?
La risposta a questa domanda dovrebbe interessare tutti: chi governa, chi amministra, chi fa opposizione.
Perché la salute non è una bandiera politica. È una cosa che, prima o poi, riguarda tutti noi.
E quando arriverà quel momento, nessuno dovrebbe sentirsi dire semplicemente di aspettare.
È quanto si apprende da una nota di Rosamaria Scaramuzzino segreteria Pd Lamezia
