Lamezia Terme, per il secondo anno consecutivo i “Mistiari” restano dentro. Tocca a noi di nuovo “farli uscire”

di Candida Maione LAMEZIA TERME (CATANZARO) – “In questi giorni santi, a casa, stiamo davanti al Crocifisso, misura dell’amore di Dio per noi. Chiediamo la grazia di vivere per servire.…

Lamezia Terme, per il secondo anno consecutivo i “Mistiari” restano dentro. Tocca a noi di nuovo “farli uscire”

di Candida Maione LAMEZIA TERME (CATANZARO) – “In questi giorni santi, a casa, stiamo davanti al Crocifisso, misura dell’amore di Dio per noi. Chiediamo la grazia di vivere per servire.…

di Candida Maione
LAMEZIA TERME (CATANZARO) – “In questi giorni santi, a casa, stiamo davanti al Crocifisso, misura dell’amore di Dio per noi. Chiediamo la grazia di vivere per servire. Cerchiamo di contattare chi soffre, chi è solo e bisognoso. Non pensiamo solo a quello che ci manca, ma al bene che possiamo fare” (Tweet Papa Francesco).

Questo messaggio lo scrisse Papa Francesco in un tweet lo scorso anno, in piena pandemia. Niente Messe. Niente pranzi in famiglia. Niente gite fuori porta.

Quest’anno siamo più o meno allo stesso punto, se non fosse che almeno la messa ce la possiamo andare a sentire in chiesa. Se l’anno scorso il Papa ci aveva invitato alla “comunione spirituale”, quest’anno possiamo accostarci al Santissimo, pregare nel triduo pasquale celebrando l’Ultima Cena, la Passione di Cristo e la veglia pasquale….in presenza.

La nostra fede è innanzitutto in noi stessi, nella Parola che contempliamo, nei gesti che compiamo, specie in questo tempo di pandemia, e deve tradursi in fatti concreti: non pensiamo a ciò che ci manca, ma a ciò che possiamo fare. La nostra fede, ora, deve tradursi soprattutto in un grande atto di responsabilità: restare a casa, per noi stessi e per gli altri. Facciamo in modo che avvicinarsi alla Pasqua significhi oggi cercare di nuovo Cristo, che sta in croce, nelle mani operose di medici e infermieri, nel dolore di chi perde una persona cara, nel sacrificio di chi deve lavorare per garantire i servizi essenziali.
Cerchiamolo questo Cristo, nella nostra casa. Cerchiamolo soprattutto adesso che, come disse il Papa un anno fa in quella Piazza San Pietro vuota, “fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”.
Dobbiamo tenere sempre a mente queste parole: siamo tutti sulla stessa barca, inutile fare i furbi pensando di essere più intelligenti degli altri. Rispettare le regole. Questa è l’unica regola.
La storia della nostra chiesa locale lametina custodisce da secoli, nella Chiesa Ss. Annunziata, le statue cosiddette dei “Mistiari”, che solitamente escono in processione il Venerdì Santo, portando per le vie cittadine le sofferenze di quel Cristo che poi muore in Croce.
Per il secondo anno consecutivo resteranno al loro posto. In questi giorni sono state risistemate, disposte secondo il loro ordine nella piccola chiesetta di Sambiase e si può fare visita.
Tocca a noi di nuovo “farle uscire” e portarle nella nostra quotidianità, nelle nostre preghiere. Solo così sarà una grande preghiera universale.

Contemplando oggi la passione di Cristo sulla via della Croce, pensiamo a tutti coloro che sono in ospedale a lottare contro il Covid (e non solo), pensiamo a chi non ce l’ha fatta, a tutti gli operatori sanitari, a chi ha perso il lavoro, a chi vive disagi economici. Non dimentichiamolo: siamo tutti nella stessa barca a navigare verso un porto più sicuro, al quale potremo approdare soltanto se rimarremo uniti.