Don Pino Latelli “Impariamo dalla Croce a non scoraggiarci mai e a confidare sempre nel Signore”

«Gent.mo don Pino, a pochi giorni dalla festa di Pasqua, le scrivo per chiedere una parola di conforto in un momento in cui ho il cuore a pezzi oppresso dalla…

Don Pino Latelli “Impariamo dalla Croce a non scoraggiarci mai e a confidare sempre nel Signore”

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«Gent.mo don Pino, a pochi giorni dalla festa di Pasqua, le scrivo per chiedere una parola di conforto in un momento in cui ho il cuore a pezzi oppresso dalla incertezza, dalla tristezza e dalla disperazione. Mi chiamo Rosa, ho trentotto anni, non sono della sua parrocchia, vivo da sola da quando lo scorso anno mia madre è morta in modo improvviso. Sono una delle tante disoccupate, non trovo lavoro se non qualche lavoro saltuario e perciò non ho soldi nemmeno per comprare da mangiare o per pagare le bollette. Devo ringraziare la Caritas della parrocchia che mi sta aiutando offrendomi ogni tanto un pacco alimentare. Cerco di trovare conforto nella fede ma tante volte anch’essa vacilla. Vivo nella speranza che Dio mi aiuti anche se a volte ho la sensazione che anche Lui mi ha abbandonato. In questo brutto periodo della mia vita non sto provando nient’altro che amarezze, delusioni, dolore e solitudine. Padre, le chiedo una preghiera per me”.

«Cara Rosa, manifesto la mia partecipazione al tuo dolore e volentieri presenterò la tua sofferenza e la tua amarezza al Signore nella Messa”. Così inizia la risposta che il parroco del Carmine don Pino Latelli dà a Giovanna, una ragazza di Lamezia Terme che gli confida le sue condizioni di povertà e la sua disperazione.

“Siamo nella Settimana Santa – prosegue don Pino – e tra qualche giorno è venerdì Santo, memoria della Passione e della morte di Gesù: è il giorno della Croce. Quel giorno Gesù ha sperimentato la solitudine, l’abbandono, la stanchezza, lo scoraggiamento. Leggendo la tua lettera, che mi ha colpito molto, mi pare di comprendere chiaramente che anche tu ti senta come Gesù, sola e abbandonata, stanca e scoraggiata.

Nella celebrazione del Venerdì Santo, anche se da due luoghi di culto diversi, uniremo la nostra preghiera e ci fermeremo a contemplare con tutti i credenti la Croce di Cristo, abbraccio di Dio sul mondo e sorgente di vita e di speranza per tutta l’umanità. La Croce di Gesù ci insegna infatti che non dobbiamo avere paura dei fallimenti e dei momenti bui della vita in quanto sono illuminati proprio dalla Croce, segno della vittoria di Dio sul male, sulla sofferenza e sulla morte. Gli presenteremo anche il dramma della sfiducia e della sofferenza che vivono molti giovani come te, quello della mancanza di lavoro.

Tu non smettere mai, comunque, di confidare in Gesù, di pregarlo, di affidarti a lui anche per mezzo dell’intercessione di Maria sua madre.

Cara Rosa, confidare nel Signore, pregarlo, non significa però attendere che l’aiuto scenda dal cielo, come una sorta di miracolo. La fede non è rimanere seduti in attesa di qualcosa. La fede ci mette in cammino, anche quando la tristezza o la disperazione ci spingono a fermarci, ad arrenderci.

Non devi permettere che la sofferenza e le difficoltà prendano il sopravvento sulla speranza che le cose, grazie a Dio, potranno ìcambiare in meglio.

Ti sarà d’aiuto una riflessione del Papa emerito Benedetto XVI sul grido di dolore di Gesù in croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. È l’inizio del Salmo 22, in cui il fedele grida verso l’alto «per esprimere tutta la sofferenza della sua preghiera davanti a Dio apparentemente assente: nel momento di angoscia la preghiera diventa un grido». E questo avviene anche nel nostro rapporto con il Signore, spiega il Papa emerito: “Davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel nostro cuore, non dobbiamo avere paura di gridare a Lui la nostra sofferenza, dobbiamo essere convinti che Dio è vicino, anche se apparentemente tace”.

Mi vengono in mente anche le parole pronunciate da Papa Francesco a Manila nel 2015: “Quando ci fanno la domanda: Perché i bambini soffrono? Perché succede questo o quest’altro di tragico nella vita? Che la nostra risposta sia il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime, siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere!”. Il silenzio, le lacrime di compassione, il grido di dolore nella preghiera potranno farci comprendere davvero l’amore di Dio, la sua silenziosa presenza. Lui “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi”.

Ti manifesto la mia gioia nel leggere che la caritas parrocchiale risponde positivamente ai tuoi bisogni di prima necessità, come peraltro fa anche con generosità e spirito di servizio la Caritas della mia parrocchia. Però questo non basta. Visto che non hai i soldi per pagare le bollette e il tuo lavoro è precario e saltuario, ti suggerisco di rivolgerti alla nuova mensa Caritas presso il Complesso interparrocchiale di San Benedetto per il pranzo e nello stesso tempo di avviare la pratica per chiedere il reddito di cittadinanza facendoti aiutare da un Caf o da un Patronato. Trovandoti in un uno stato di disagio economico potrai chiedere un contributo economico straordinario facendo una istanza da presentare allo sportello di front-office attivo presso il settore Politiche sociali del Comune di Lamezia Terme. Potrai anche rivolgerti a uno dei Centri di ascolto della nostra diocesi che si propongono di aiutare e accompagnare quanti vivono una condizione di disagio.

Coraggio Rosa, – conclude il parroco – impariamo dalla Croce di Cristo a non scoraggiarci mai e a confidare sempre nel Signore».