L’Associazione Le Città Visibili di Lamezia Terme riprende le sue attività da Francavilla Marittima, un piccolo borgo del cosentino

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   “Francavilla Marittima – o, dovremmo dir meglio, Lagaria – è oggi un piccolo paese incastonato nella parete sud est del Parco Nazionale del Pollino che, nonostante i mali atavici della nostra Regione – il lavoro e l’emigrazione –, alimenta il calamaio della propria storia intingendolo nella tutela e nella riscoperta di una avventura millenaria per troppo tempo svilita”. E’ con queste parole che Riccardo Piacente, membro dell’Associazione Le Città Visibili, inizia il racconto della prima uscita dopo il periodo di blocco dovuto alla pandemia.

“Il Professor Pino Altieri, Presidente dell’Associazione “Lagaria” ONLUS, da oltre vent’anni tenacemente difende la rilevanza storica ed archeologica di questo lembo fortificato di terra in cui si susseguirono, convissero e mescolarono moltitudini di popoli e di culture sin dall’Età del Bronzo, ripercorrendo le orme con tanta passione lasciate da Agostino e Tanino De Santis. Insieme a lui, gli studiosi e gli archeologi più attenti – su tutti, Marianne Kleibrink – tengono viva l’attenzione sull’importanza storica ed archeologica del sito di Francavilla, di cui si auspica finalmente la giusta valorizzazione.

Accogliendoci in quello che fu Palazzo De Santis – prosegue Piacente – il Professor Altieri ci conduce sapientemente nella storia archeologica di Lagaria, accompagnando i suoi racconti alle attente riproduzioni dei pregevoli reperti recuperati dal Timpone della Motta e dalla Necropoli di Macchiabate, oggi conservati nei più illustri musei nazionali ed internazionali; su tutti, la coppa bronzea di provenienza siriaco-fenicia ritrovata nella Tomba della Strada, la placchetta in bronzo di Kleombrotos dedicata ad Atena Eilenia, e la Dama “di Sibari” che, più correttamente, dovremmo dire di Lagaria-Francavilla. Difficile celare la sofferenza e la delusione di una collettività che si è vista spoliare, vuoi per interesse vuoi per ignoranza, di un patrimonio inestimabile, e che tuttora è costretta a sgomitare per veder riconosciuto il proprio spazio di operatività culturale e non restar schiacciata dalle più potenti poleis vicine – Sibari e Taranto – che, forti del loro acquisito prestigio, attraggono sul territorio ogni attenzione scientifica. Difficile giustificare la tendenza contemporanea dei calabresi, che preferiscono contendersi miseramente qualche prebenda piuttosto che creare intelligenti sinergie per valorizzare le immense ricchezze naturali e culturali. Palazzo De Santis, si spera, meglio di ogni altro luogo potrà consacrare una rinnovata attenzione alle ricchezze archeologiche di Francavilla.
Accolti calorosamente dall’amministrazione comunale di Francavilla Marittima, nella persona del Sindaco, del Vicesindaco e dell’Assessore al turismo Michele Apolito, ci snoccioliamo lungo le vie del piccolo paese guidati dalla compagnia preziosa di Mariella Rose. Il nuovo centro abitato risale al secolo XV, per volontà dei principi Sanseverino, e risulta posto a ridosso dei comuni di Cerchiara di Calabria e Cassano allo Jonio, tra cui in effetti un tempo il suo territorio risultava diviso. Esente dai tributi feudali, divenne allora Villafranca, poi Francavilla, acquisendo infine nel 1863 l’epiteto di Marittima. La Villa Comunale si apre sulla Chiesetta della Madonna degli Infermi, qui apparsa nel 1805 in una teca illuminata da quattro miracolosi ceri, mentre poco più sopra Don Pietro ci apre le porte bronzee della Chiesa Madre dell’Annunciazione del Signore, ove possiamo contemplare i riti e la devozione popolare di questo antico paese e dei suoi Santi protettori, San Gaetano, San Vito e la Madonna Addolorata”.

Proseguendo nel minuzioso e dettagliato racconto Piacente illustra il “l’altare ligneo della Madonna del Rosario, sormontato da un pregevole ciborio ligneo di fattura cappuccina, impreziosito da madreperle, così come l’affresco centrale di scuola napoletana, anch’esso settecentesco, raffigurante l’Annunciazione del Signore. La strada che sale e porta alla Fontana Vecchia, in mattoni e tre canne, attraversando la nuova piazzetta dedicata al gruppo musicale dei Marittimi, racconta senza soluzione di continuità epoche differenti eppur importanti per la memoria collettiva di Francavilla; esse si congiungono idealmente nel Museo d’Arte Contadina, e nella figura magra e affusolata di Francesco Celestino, artigiano erede della tradizione di Epeo, che di questo luogo è ideatore e nume tutelare; sono sue le creazioni di terracotta che abbelliscono gli stretti vicoli del paese. Più sopra, dalla scalinata di via Piave e, più ancora, dalla terrazza di Palazzo De Santis, si godono dei meravigliosi scorci. Qua e là, per il borgo, qualche vecchio si aggira, e con rammarico ricorda il tempo felice dei paesi. Chissà – conclude – che anche per Francavilla presto non giunga il tempo del Ritorno”.

*foto di Franz Mazza
*disegno di Francesca Torcasio

Il disegno rappresenta la Dea Atena e l’inserto d’oro sulla spalla destra ne contiene i simboli, la civetta e un ramo d’ulivo, proprio come nelle dracme ateniesi; dietro si intravede il cavallo di Troia come se la Dea stesse assistendo all’imminente distruzione della città. Il borgo ha ispirato la nostra giovanissima socia Francesca Torcasio a disegnare questi due soggetti poiché il culto della Dea Atena era molto diffuso in quel luogo dopo il contatto con i Greci, ma anche perché il mitico costruttore del cavallo di Troia, Epeo, ispirato proprio dalla Dea Atena nella costruzione del cavallo, al ritorno dalla guerra di Troia, fondò l’antica città di Lagaria sul litorale Jonico calabrese dove oggi si trova Francavilla Marittima.
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