ilPunto / La “questione Scordovillo”

di Marco Foti È un po’ che non se ne parla. Quindi affronto l’argomento, voglio essere controcorrente. A dire il vero nei giorni scorsi da alcune testate giornalistiche locali si…

ilPunto / La “questione Scordovillo”

di Marco Foti È un po’ che non se ne parla. Quindi affronto l’argomento, voglio essere controcorrente. A dire il vero nei giorni scorsi da alcune testate giornalistiche locali si…

di Marco Foti
È un po’ che non se ne parla. Quindi affronto l’argomento, voglio essere controcorrente.

A dire il vero nei giorni scorsi da alcune testate giornalistiche locali si apprende che oltre al quartiere Ciampa di Cavallo “sarebbero decine i nuovi casi di positività registrati facendo salire alle stelle la preoccupazione per una porzione di territorio caratterizzata da condizioni di sicurezza minime, con il rischio che il focolaio possa espandersi ulteriormente. Situazione analoga anche nel campo rom di Scordovillo. Anche qui, infatti, sarebbero numerosi i casi di positività al coronavirus registrati in queste ultime ore. I numeri tuttavia sono allo stato attuale imprecisati”.

Ma non è questo il punto della “questione Scordovillo”.

Il campo Rom di Scordovillo ha in essere, dal lontano 2011, un ordine di sgombro della Prefettura di Catanzaro. Lo stesso Prefetto, negli anni successivi, ha chiesto ufficialmente all’Amministrazione Comunale di Lamezia Terme la redazione di un “progetto” per Scordovillo.

Nel 2015 l’Asp di Catanzaro ha condotto uno “Studio epidemiologico dello stato di salute dei residenti nella provincia di Catanzaro in relazione all’inquinamento ambientale: mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri”. E tra le conclusioni dello stesso si legge che “per quanto riguarda il sito di Lamezia Terme vanno segnalati gli eccessi di mortalità per tumore del pancreas nelle donne, per linfomi non Hodgkin negli uomini, gli eccessi di ricovero in entrambi i generi per tumori dell’apparato linfoemopoietico e leucemie e per tumori del pancreas e della laringe fra gli uomini”.

Nel 2017, durante una delle tante gestioni straordinarie, la Commissione di allora, con Delibera di Giunta Comunale n. 375, ha individuato una Unità di Progetto denominata “Rom Scordovillo” per avviare un progetto di ricollocamento.

Nel 2020 l’Aterp, l’azienda regionale che si occupa dell’edilizia residenziale pubblica in Calabria, riapre i “termini in relazione all’avviso pubblico esplorativo concernente il ricevimento, da parte di operatori economici, di una manifestazione di interesse alla successiva presentazione di proposte operative, da strutturare mediante il ricorso alle forme del ppp (partenariato pubblico-privato), finalizzate alla realizzazione di interventi di efficientamento energetico e di adeguamento sismico riferiti al patrimonio di ERP di proprietà e/o gestiti da Aterp Calabria, ricorrendo ai benefici fiscali di cui al D.L. 19.05.2020 n.34 convertito con modificazioni con Legge 17.07.2020 n.77”. In sintesi, per farla breve, il decreto riapriva i termini per una ricerca di mercato finalizzata all’individuazione di aziende interessate ad effettuare lavori, per conto di Aterp, di ristrutturazione derivanti dal cd Bonus 110%, interventi mirati al restyling di alcune abitazioni, di proprietà pubblica, letteralmente abbandonate all’incuria.

Attraverso lo strumento di “Agenda Urbana” il Comune di Lamezia Terme, nel corso degli anni, ha individuato diverse azioni a supporto per una “LAMEZIA INCLUSIVA E SOSTENIBILE”. La Scheda n. 5 del progetto 2020 riporta “Interventi di potenziamento del patrimonio pubblico privato esistente e di recupero di alloggi di proprietà del Comune e ex IACP per incrementare la disponibilità di alloggi sociali e servizi abitativi per categorie fragili per ragioni economiche e sociali. Interventi infrastrutturali finalizzati alla sperimentazione di modelli innovativi sociali e abitativi” per un budget di 3.000.000 euro,

Per cui è giusto evidenziare l’enorme mole di lavoro portato avanti nel tempo, tanto sostengo.

Adesso però è giusto che si pensi al prossimo futuro perché i presupposti per avviare la progettazione di un’area che domani si renderà libera ci sono tutti. In virtù delle esigenze istituzionali, presenti e pressanti, il mio pensiero è rivolto ad un’area da destinare ai giovani, alle famiglie, alle mamme, alle nonne

, puntando prima di tutto alla realizzazione di una struttura polivalente, un belvedere della città, una pista ciclabile (da collegare con il percorso già presente) ed un percorso per gli appassionati di mountain bike.

Sarò un sognatore ma il percorso è già avviato, non sarà semplice ma tutto il territorio lametino potrà contribuire alla ricerca di una soluzione condivisa, evitando di calpestare i diritti dei cittadini, dei bambini e delle persone anziane che attualmente occupano il campo.
Il Recovery Fund ed il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono oggi un’opportunità. Non perdiamo l’occasione.
Ad maiora.

Pugliese di origini, Marco Carmine Foti ha vissuto e studiato a Reggio Calabria dove si è laureato in Ingegneria Civile e specializzato nel settore dei trasporti e della logistica. Vive e lavora a Genova dove svolge la sua attività professionale prevalentemente nel campo della pianificazione e progettazione dei trasporti, studi di fattibilità tecnica e analisi economico-finanziarie, piani di riqualificazione e studi di sistemi ed infrastrutture di trasporto. Membro della Commissione Trasporti dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova, è stato più volte selezionato tra gli esperti di riferimento per il MIT.
Collabora ed è autore presso il quotidiano on line Start Magazine.