Lamezia, il caos regna sovrano e la città è immobile

di Marco Foti* – Alla firma dell’insediamento, nell’ottobre dell’anno scorso, ricordo ancora le parole del Sindaco Mascaro: “Ora ci sono 3 anni e 7 mesi davanti e fine a maggio…

di Marco Foti* – Alla firma dell’insediamento, nell’ottobre dell’anno scorso, ricordo ancora le parole del Sindaco Mascaro: “Ora ci sono 3 anni e 7 mesi davanti e fine a maggio del 2025 nessuno mi schioderà più da qui”. A distanza di quasi un anno è proprio così, il caos regna sovrano e la città è immobile. Sotto tutti i punti di vista.

A partire dall’organizzazione della città. Vorrei partire proprio da questo punto. Su lungomare e Lamezia Multiservizi mi sono espresso, ho evidenziato le criticità ed offerto le soluzioni.
L’organizzazione della città, oggi per Lamezia, deve intendersi in un acronimo: PSC, Piano Strutturale Comunale, uno degli atti che costituisce l’innovazione del Piano Regolatore Generale comunale.
Perché cito il PSC? Perché è lo strumento di pianificazione urbanistica generale che viene predisposto dal Comune sul proprio territorio, per delineare l’identità culturale, le scelte strategiche di sviluppo e per tutelarne l’integrità fisica ed ambientale. In poche parole, disegna la città del domani, dei nostri figli e nipoti, la città del medio e lungo termine che deve affrontare transizione energetica, sostenibilità e green innovation.
Invece, che succede? Si apprende dal sito istituzionale, il “Comune di Lamezia Terme segnala che il P.S.C. non è in vigore, non essendo stato approvato ed essendo decorso il termine dei tre anni stabilito all’art.60 della Legge Urbanistica della Calabria n°19 del 16.04.2002 entro i quali hanno validità le misure di salvaguardia del P.S.C. adottato. Lo strumento urbanistico ad oggi vigente è il P.R.G., nei limiti dell’art. 65 comma 2 della Legge Urbanistica Regionale n°19/2002 e s.m.i.”, che risale al 2007 (Norme tecniche di attuazione, D.P.G.R. 201 del 31.03.1998).

Ricordo sempre quanto riporta lo stesso PSC, nella versione ultima: “il problema della qualità urbana e della sostenibilità rimane ancora irrisolto, e accanto al parco edilizio non pianificato, il territorio di Lamezia è segnato da una fitta rete di infrastrutture viabilistiche interne al centro urbano poco razionalizzate e gerarchizzate, funzionalmente scarsamente riconoscibili, soprattutto dai non residenti”. Permettere la crescita di una città significa utilizzare tutti gli strumenti che le Istituzioni mettono a disposizione.
Lamezia Terme, è bene ricordarlo, non è una città ma soltanto un’aggregazione di tre nuclei urbani, isolati e mal raccordati. Rivedere il Piano Strutturale Comunale è una necessità in quanto le impostazioni strategiche risalgono al 2009 e la base dati della mobilità al 2006. Si, è proprio così, i dati base utilizzati per effettuare le “proiezioni” nel PSC risalgono a più di 15 anni fa. Lamezia Terme quindi ha necessità di pensare in grande per il suo futuro.
Amministrare una città significa ascoltare tutti i cittadini e fare scelte, anche impopolari. Ma le scelte devono essere effettuate. Se non si assumono le decisioni importanti e difficili, insorgono problemi e non si permette lo sviluppo economico che potrebbe essere generato da imprese, artigiani e società civile. Il consenso nasce dalla credibilità, che viene generata dai risultati, quindi dalle decisioni prese, piuttosto che da un mero presenzialismo.
Si abbia il coraggio di riprogettare la città dando priorità ai borghi antichi e centri storici di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia. Il nuovo PSC, a questo proposito, auspico che intervenga con specifiche azioni che consentano di contestualizzare meglio le riflessioni attorno all’identità locale ed alla cultura dei nostri centri, integrando aspirazioni e sensibilità affini presenti nei tre nuclei urbani indipendenti. La città deve essere vista in prospettiva inversa a quella attuale, attraverso le sue parti, i suoi problemi specifici (infrastrutturali), le sue esigenze locali di collegamento secondo un’analisi della domanda di mobilità a scala comunale e di area vasta aggiornata (e non risalente al 2006), che preveda un sistema di trasporti sostenibile ed innovativo. In poche parole quartieri meno distanti tra di loro.
Per cui Lamezia necessita di una profonda rivisitazione del sistema mobilità-territorio-servizi. Facciamone una ragione.
Quali sono gli strumenti? Innumerevoli, dal PNRR al PNC, dal PON al POR. E non solo. Perché progettare una nuova città significa anche sollecitare le istituzioni attraverso progetti da finanziare con gli strumenti della CE, la partecipazione ai Tavoli regionali e, perché no, dialogando con i diversi stakholder presenti sul territorio.
Ad maiora.

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