Aeroporto di Lamezia, negato imbarco a donna con green pass da esenzione, la denuncia di Italexit 

“Non basteranno le scuse, né tantomeno un eventuale rimborso: quel che è accaduto ad una signora è veramente grave, e dà il metro della follia che pare pervadere la classe…

Aeroporto di Lamezia, negato imbarco a donna con green pass da esenzione, la denuncia di Italexit 

“Non basteranno le scuse, né tantomeno un eventuale rimborso: quel che è accaduto ad una signora è veramente grave, e dà il metro della follia che pare pervadere la classe…

“Non basteranno le scuse, né tantomeno un eventuale rimborso: quel che è accaduto ad una signora è veramente grave, e dà il metro della follia che pare pervadere la classe politica e dirigente del nostro Paese.

C’è chi, infatti, proprio come la signora in questine per motivi medici importanti e – soprattutto – certificati, è esentato dalla vaccinazione contro il Covid, come protocollo ministeriale, e quindi in possesso del Green Pass rilasciato dal Ministro della Salute. Tralasciamo stavolta il fatto che si tratti in realtà di un farmaco sperimentale, e concentriamoci sull’accaduto: appena due giorni fa, il 10 giugno, doveva volare dall’aeroporto di Lamezia Terme alla volta di Roma, per poi effettuare un’altra trasvolata, quest’ultima intercontinentale. Essendo munita quindi di Green Pass (disconosciamo il motivo del perché venga ancora richiesto), sicuramente B. non immaginava che di lì a poco avrebbe perso i voli e l’intero soggiorno a Miami, peraltro generando un danno economico non irrilevante.

Il “motivo”, appreso al check-in di ITA a Lamezia, era che l’esenzione dovesse essere «scritta a penna dal medico curante», nonché «timbrata e firmata». Pur se tutto ciò, se solo si approfondiscono i contorni legali della vicenda, non risponde al vero, la burocrazia ottusa non si arrende neppure dinanzi all’evidenza, forse dimenticando che il diritto alla mobilità è sancito nella Costituzione all’articolo 16. Non è colpa dello scalo, come si potrebbe dapprima pensare: la responsabilità dell’accaduto ricade in toto sulla compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia, da cui evidentemente ha ereditato una storica serie di disservizi. Infatti, l’operatrice di ITA responsabile dell’imbarco ha interloquito con un non meglio precisato Comitato di controllo a Roma, il quale, visionato il Green Pass della viaggiatrice trasmessa dalla hostess, non l’ha reputata corretta per quelle insondabili ragioni). Inoltre, la suddetta responsabile, ha chiesto a B. che patologie e allergie avesse sostenendo detto che dovessero essere scritte anch’esse dal medico di base. Cosa gravissima che lede il sacrosanto diritto alla privacy sanitaria, visto che una semplice responsabile di imbarco non è tenuta in alcun modo a richiedere informazioni sanitarie personali di tale genere.

Abbiamo visionato l’esenzione della donna ed è assolutamente regolare, al di là delle fantasiose procedure, di fatto, inventate dalla compagnia aerea e comunicate dalla responsabile dell’imbarco, che poi, lamenta ancora, è andata via con le altre hostess, senza più nessuno che potesse prestare una minima assistenza (le biglietterie a Lamezia sono chiuse da due anni, sempre causa Covid.

Ci verrebbe da chiedere a tutti coloro che si ostinano a chiedere il Green Pass alle persone sane, se gli stessi abbiano la titolarità per farlo, a sensi della legge sulla Privacy del 2003, e se abbiano l’autorizzazione del Ministero della salute. Insomma a nostro avviso un abuso, che faremo valere nelle sedi opportune. La situazione è oramai sfuggita di mano, ed è sempre più inquietante e paradossale, travalicando anche i confini del kafkiano. La psicosi collettiva generata dalla presunta pandemia ha prodotto i suoi effetti perversi.

Naturalmente la signora ha richiesto il rimborso per intero, stante l’ingiustizia patita, ma invero, nella gerarchia delle responsabilità, forse ITA non è neppure all’apice: è giunto, da tempo, il momento che il ministro Speranza, e con lui l’intera maggioranza, Lega e M5S in primis, rendano conto della assurda, scellerata politica sanitaria, neppure minimamente fondata su evidenze scientifiche, che sta recando danni dal 2020 e che ha letteralmente lasciato morire le persone, tra protocolli sbagliati, iniezione coatta di un farmaco sperimentale, limitazioni incostituzionali alle attività economico-produttive, con la conseguenza di fallimenti e suicidi.

Giunto è, anche, il momento che i cittadini rialzino la testa e combattano tali ingiustizie: Italexit c’è e ci sarà sempre per loro!”

Così in una nota del Coordinamento Regionale, ITALEXIT CON PARAGONE – CALABRIA.