“Dai che non sei rotto”: il Kintsugi dell’anima nell’ultimo libro di Don Mario Ciardullo, presentato a Rende

C’è un momento preciso, durante le cadute della vita, in cui il respiro si ferma e subentra la paura più grande: quella di essersi spezzati per sempre. È la stessa domanda silenziosa che attraversa gli occhi di un calciatore a terra dopo un brutto infortunio: “Mi sono rotto?”. A questa fragilità radicale, che appartiene a ciascuno di noi, risponde il titolo della terza opera letteraria di Don Mario Ciardullo, “Dai che non sei rotto” (Tau Editrice): “esistono libri che si scrivono a tavolino ed altri che si scrivono con la vita” esordisce Mons. Savino nella prefazione; proprio così si presenta questo volume che si pone come una vera e propria carezza di speranza per le stagioni più buie dell’esistenza.

E’ sabato sera ma risulta gremito in ogni ordine di posto l’Oratorio Anspi “Chiara e Carlo” che ha fatto da cornice a questa presentazione ufficiale del libro di Don Mario Ciardullo, Parroco di S.Maria della Consolazione, cantautore, scrittore, paroliere.

I presenti hanno avuto la possibilità di riflettere insieme su un tema quanto mai urgente: la gestione del dolore, della vulnerabilità e delle fragilità del nostro tempo. A guidare la serata e a dialogare con il sacerdote è stata la giornalista Luisa Loredana Vercillo, la cui conduzione attenta ed empatica ha saputo trasformare l’evento in un tavolo di confronto autentico e profondamente partecipato.

L’apertura del momento è stata affidata alle note cariche di speranza di “Anche da qui”, brano scritto e composto dallo stesso Don Mario Ciardullo. Le parole del canto hanno subito dettato il tono della serata, seguendo l’invito a fare silenzio, spegnere i telefoni e chiudere gli occhi per mettersi in ascolto. Come ricordato nella prefazione da Mons. Savino vicepresidente della CEI e Vescovo di Cassano, il titolo del libro prende il nome da quell’esortazione tipica, umana e immediata, rivolta a chi è caduto e teme di essersi spezzato per sempre: “Il titolo è già una piccola teologia, -Dai che non sei rotto- è la frase che si dice a chi è caduto e teme di essersi spezzato per sempre, ed è insieme la promessa che attraversa tutto il libro: siamo fragili, questo è certo, e tuttavia proprio la fragilità ci rende umani e ci apre alla grazia. L’autore ha il coraggio di dirlo senza giri di parole, ripetendolo come una litania consolante: siamo fragili, e per questo abbiamo bisogno gli uni degli altri e tutti di Dio.

La cura delle ferite e la salute emotiva

Durante il dibattito sono stati affrontati argomenti spesso considerati tabù o nascosti per timore del giudizio sociale, come l’ansia, la depressione, l’esaurimento e gli attacchi di panico. Don Mario, sollecitato dalle domande della moderatrice, ha spiegato come queste dimensioni costituiscano le ferite aperte della nostra epoca. La tendenza collettiva a mostrarsi perfetti e invincibili crolla di fronte al messaggio del Vangelo, che ribalta questo falso mito e invita, sulla scia di Sant’Ignazio di Loyola, a dare un nome preciso ai propri moti interiori per poterli accogliere e superare.

Il testo si nutre profondamente dell’esperienza pastorale del sacerdote, dell’ascolto “in punta di piedi” delle sofferenze altrui, comprese quelle ferite invisibili generate dall’infanzia o dal logorio di relazioni in cui il proprio dolore non viene riconosciuto.

Il Kintsugi della fede e la voce del pubblico

Il concetto cardine emerso dall’incontro rimanda all’antica arte giapponese del Kintsugi, la tecnica di riparare la ceramica frantumata con l’oro zecchino, esaltando le crepe anziché nasconderle.

L’opera di Don Mario è stata definita dalla moderatrice un vero e proprio “Kintsugi della fede”, un itinerario spirituale per educare lo sguardo a cercare la luce di Dio anche nei momenti di buio più fitto. “Io non ti chiedo di essere forte, ti chiedo di restare. Vieni come sei, conosco le tue crepe e cifaccio entrare vita”»: è questo il sussurro di speranza che attraversa la canzone introduttiva e che viene codificato in questo breve “manuale” che ha il dono, sempre come scrive Mons. Savino, di “rendere leggero ciò che è profondo e vicino ciò che potrebbe apparire distante”.

Il libro non offre solo la fede come risposta al dolore della vita, ma consigli pratici realizzabili e condivisibili, di amore verso sé stessi e gli altri senza mai mettere da parte le cure, il lavoro dello psicologo, e del medico. Don Mario sottolinea che chiedere aiuto non è debolezza, ma un atto di forza compiuto spesso nella corsa frenetica della vita che con i suoi tempi ci fa poi gridare come Pietro: “Signore salvami!”

La forza del messaggio del libro ha trovato un riscontro immediato e tangibile al termine della presentazione, quando il microfono è passato ai presenti. In un clima di grande commozione, si sono susseguite testimonianze coraggiose da parte di alcuni partecipanti, che hanno voluto condividere apertamente il proprio vissuto con la malattia della depressione e degli attacchi di panico. Racconti intimi e potenti che hanno dimostrato quanto il solo avvicinare il testo di Don Mario sia riuscito a rompere il muro del silenzio, offrendo uno spazio sicuro in cui la fragilità non è stata giudicata, ma accolta.

Una carezza per l’anima

L’incontro si è chiuso con il tradizionale momento del firmacopie e delle dediche personalizzate.

Al termine della serata, che nessuno aveva fretta di concludere, i presenti si portano a casa una certezza stringente: non siamo perfetti, non siamo invincibili, ma non siamo soli. Con la grazia della sua scrittura, la sensibilità del suo cuore e della sua musica, Don Mario Ciardullo si conferma un compagno di viaggio prezioso, capace di ricordare a ciascuno che le ferite non segnano la parola “fine”, ma diventano lo spazio esatto da cui la luce può ricominciare a splendere. Egli, dalle pagine del suo libro, dona una carezza di speranza per ogni anima che si sente in pezzi, portando a chiunque lo legga il coraggio di rialzarsi e di scoprire che il proprio cuore poggia sempre su un fondamento più solido.

Chiudendo l’ultima pagina i lettori, come augurato da Don Mario, possano sentire rivolta a sé stessi “quella frase gentile e vera che dà il titolo all’opera”: ‘dai che noi sei rotto’.

Prossima presentazione alle Edizioni Paoline Cosenza il 13 novembre c.a.

Buon cammino a questo libro luminoso e al suo autore.

Luisa Loredana Vercillo