Il messaggio di monsignor Schillaci alla sua nuova Diocesi, quella di Nicosia

Carissimi fratelli e sorelle, della Chiesa che è in Nicosia, pace a voi! Lasciamo che risuoni, forte, dolce, consolante, audace, il saluto del Cristo Risorto: per noi tutti, presbiteri, diaconi,…

Il messaggio di monsignor Schillaci alla sua nuova Diocesi, quella di Nicosia

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Carissimi fratelli e sorelle,

della Chiesa che è in Nicosia, pace a voi! Lasciamo che risuoni, forte, dolce, consolante, audace, il saluto del Cristo Risorto: per noi tutti, presbiteri, diaconi, religiosi, religiose, seminaristi, fedeli. Lui, il Dio dei vivi non dei morti, entra nella nostra vita di discepoli anche quando per paura rimaniamo paralizzati e siamo tentati di chiuderci in noi stessi. Lui il Signore Risorto apre la nostra mente e il nostro cuore; dischiude orizzonti nuovi e inediti perché viviamo da risorti ed aiutiamo tutti a risorgere. Un tale saluto, auspico di tutto cuore, giunga benefico a tutti coloro che, in questo momento, pace non hanno; penso agli uomini, alle donne, ai bambini, ai giovani, agli anziani, alle famiglie, ai più soli, ai più poveri, che sono travolti dall’orrore di una guerra insensata e folle; di questa di cui, ormai, sentiamo raccontare ogni giorno, ma anche delle altre di cui nessuno parla perché cadute nell’oblio di una colpevole indifferenza. È mio desidero, ma credo sia desiderio di tutti, in questo giorno di gioia per la diletta Chiesa di Dio che è in Nicosia, che questo saluto da dono, quale è, diventi visione, programma, impegno concreto, per tutti gli uomini e per tutte le donne del nostro territorio e non solo. Tutto questo, vorrei dirlo, perché non rischiamo di cadere prigionieri di un esasperato individualismo che non si preoccupa e non si prende cura degli altri, soprattutto dei più indifesi, dei più fragili, degli invisibili; e poi anche perché non lasciamo che si affermi quella logica ineluttabile, che perde di vista l’umano dell’uomo, favorendo risentimento, odio, inimicizia, violenza, chiudendosi nella contrapposizione amico/nemico, noi/loro. Impariamo sempre più l’arte della pace; facciamoci artigiani di pace, a partire dalla nostra vita personale, dalle nostre famiglie, dai nostri quartieri, dalle nostre comunità ecclesiali, dalle nostre comunità cittadine. Sentiamoci tutti coinvolti in questo prezioso compito. Facciamo tutti, ciascuno con la propria singolarità e creatività, la nostra parte!

Pace a te carissimo fratello Vescovo Salvatore! La Chiesa che è in Nicosia ha un debito di riconoscenza per quanto hai donato con il tuo impegno e il tuo operato in questi 13 anni di servizio episcopale. Invito tutti a rendere grazie al Signore per il cammino da te compiuto al servizio della comunità diocesana che hai guidato con saggezza, amabilità, paternità e sollecitudine. Non posso non pensare, in particolare, a tutte le tue lettere pastorali: da “La sfida di partire insieme”, a “Tessitori di Comunione”, fino a “Come un ramo di mandorlo”, che hanno offerto priorità, avviato processi, aperto prospettive, manifestato cura pastorale per tutti. La Chiesa di Nicosia e rimarrà la tua amata sposa di cui ti sei preso cura e alla quale hai donato tutto te stesso. Grazie tante!

Siamo, immagino, tutti consapevoli che il cammino di una chiesa locale è sempre guidato e illuminato dalla buona notizia del Vangelo che è il vero programma al quale incessantemente dobbiamo far riferimento; con la bussola che ci indica continuamente il cammino: il Concilio Vaticano II. È, infatti, alla luce del Vangelo e del Vaticano II che ci siamo messi in cammino sinodale tutti insieme sia a livello universale che a livello locale. La Chiesa che è in Nicosia, tra l’altro, ha avuto la grazia di vivere un Sinodo diocesano, se la mia memoria non mi tradisce, tra la fine del 2003 e il 2007. Essere Chiesa, stiamo forse cominciando a capire, significa camminare insieme. Camminiamo, dunque, sempre di più insieme per riscoprire che essere Chiesa vuol dire: comunione, partecipazione, missione. In tale contesto, carissimi, vengo a voi perché chiamato, con i miei tanti limiti, dopo avere vissuto tre anni nella Chiesa che è in Lamezia Terme, in anni purtroppo duri, difficili, per tutti me incluso, dove ho avuto modo, tuttavia, di scoprire una Chiesa viva, ricca di tante risorse e potenzialità, umane, spirituali, evangeliche. Sono profondamente grato a tutte le persone, presbiteri, diaconi, religiosi, religiose, laici, che in questo breve tempo ho avuto la fortuna di incontrare, conoscere ed apprezzare. Invoco su ciascuno di loro grazia e benedizione senza escludere proprio nessuno, porterò tutti loro nel mio cuore e nella mia preghiera. Vengo a voi con il cuore colmo di tanta gioia che scaturisce dalla buona e bella notizia del Vangelo di Gesù Cristo. Ascoltiamo fiduciosi il Signore per ascoltarci e per ascoltare tutti senza preclusioni e pregiudizi. Aperti e speranzosi sempre! Mi accompagna la certezza che il Signore mi precede e desidero incontrarlo in ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle; mi inserisco nel bel cammino della nostra Chiesa che è in Nicosia, con umiltà, dolcezza, rispetto, coraggio, fiducia, speranza. Camminiamo tutti insieme ciascuno con il proprio passo, rispettando specificità, ricchezze, originalità, fatiche, stanchezze, povertà. Camminiamo, senza paura, con il passo degli ultimi, alla sequela di Colui che si è fatto ultimo, povero, per salvarci. Non dimentichiamo mai questo orizzonte imprescindibile del nostro essere discepoli missionari e testimoni del Signore Risorto.

Pace a voi carissimi fratelli presbiteri, preziosi collaboratori del vescovo, servi premurosi del popolo di Dio. Grazie tante per il servizio che portate avanti con tanta generosità e sacrificio nelle varie comunità parrocchiali e nelle unità pastorali. Pace a voi diaconi che avete il compito di ricordare a tutta la Chiesa l’orizzonte di un servizio sempre più umile, povero, disinteressato. Come Chiesa tutti noi, discepoli del Signore, siamo chiamati a servire, ad abbandonare logiche padronali di prestigio, di potere, di privilegio, che con il Vangelo non hanno nulla a che fare. Pace a voi carissimi religiosi e religiose; pace a voi seminaristi; pace a voi giovani che solitamente siete chiamati il futuro, di sicuro siete il presente, sentiamo forte il senso di responsabilità nei vostri confronti e desideriamo tanto ascoltarvi di più; pace a voi anziani, malati, sofferenti nel corpo e nello spirito; pace a voi poveri, materialmente, moralmente e spiritualmente! Stiamo sempre più interiorizzando che i poveri non sono per noi una categoria sociologica, ma teologica. È proprio lì che ci è concesso di incontrare il Cristo nella carne! Pace a voi fedeli delle Parrocchie, delle Confraternite, dei Gruppi, delle Associazioni, dei Movimenti. Pace a voi carissimi Sindaci e amministratori dei dodici centri della diocesi chiamati al servizio del bene comune. Pace a voi uomini e donne di buona volontà del nostro territorio. Pace a voi tutti nessuno escluso!

Permettetemi, in conclusione, questa breve confidenza. Ho accolto questa nuova chiamata con la stessa trepidazione, disponibilità e gioia della precedente a Lamezia Terme, ma non dimentico tutte le altre chiamate che negli anni del mio ministero presbiterale si sono succedute, che diversi di voi conoscono bene. È sempre il medesimo appello del Signore che sento risuonare nella mia vita: “Seguimi”. La sequela del Signore è il fondamento di tutto! Come ci ha detto papa Benedetto XVI, più volte ricordato dal nostro amato papa Francesco, la Chiesa cresce non per proselitismo o per protagonismo autoreferenziale, ma per attrazione, per innamoramento. Risuonano, allora, alla mia mente e al mio cuore le parole forti e coraggiose, di un grande testimone di Cristo e del Vangelo, al quale certamente non mi sento e non sono degno di paragonarmi, Ignazio di Antiochia, il quale nella sua lettera agli Efesini scriveva: “È vostro dovere rendere gloria in tutto a Gesù Cristo, che vi ha glorificati; così uniti in un’unica obbedienza, sottomessi al vescovo e al collegio dei presbiteri, conseguite una perfetta santità. Non vi do ordini, come se fossi un personaggio importante. Sono incatenato per il suo nome, ma non sono ancora perfetto in Gesù Cristo. Appena ora comincio ad essere suo discepolo e parlo a voi come a miei condiscepoli”. Sì, comincio anch’io, appena ora a essere discepolo con il fermo proposito di mettermi al servizio di ciascuno di voi condiscepoli del Signore Gesù Cristo. Camminiamo insieme lasciandoci guidare da Maria Madre di Gesù e Madre nostra. Lei è la vera discepola, ci aiuti e interceda sempre per tutti noi. Invochiamo anche l’intercessione del nostro Santo patrono San Nicola di Bari, e dei santi della nostra Diocesi: San Felice da Nicosia, San Silvestro da Troina, San Filippo d’Agira e San Luca Casali da Nicosia. Diventiamo tutti sempre più discepoli e condiscepoli che camminano insieme con gioia. Domando a tutti voi in attesa di incontrarci la vostra preghiera assicurandovi di vero cuore la mia.

Fraternamente in Cristo

+ Giuseppe Schillaci