Lamezia celebra San Francesco di Paola. Mons. Parisi: «La chiave è aprirsi agli altri, la luce è la carità»

Lamezia Terme ha rinnovato oggi la sua devozione a San Francesco di Paola con una partecipata celebrazione religiosa che si è svolta nella Chiesa Matrice. La solenne concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, e concelebrata da Padre Vincenzo Arzente, Padre Giovanni Sposato, Padre Franco Russo della Comunità dei Minimi e altri sacerdoti della città, alla presenza del sindaco della città Mario Murone, delle autorità civili e militari e di numerosi fedeli.

Nel corso della cerimonia il primo cittadino ha consegnato simbolicamente al Santo Patrono la chiave della città e ha acceso il tradizionale cero votivo, gesti che il vescovo ha voluto approfondire e interpretare alla luce della Parola di Dio durante la sua omelia.

«Lungi da noi una visione superstiziosa della fede», ha affermato mons. Parisi, spiegando che la consegna della chiave a San Francesco non può essere interpretata come un delegare al Santo la soluzione dei problemi della comunità. «Consegnare la chiave non deve significare: “Ora veditela tu”», ha sottolineato.

Richiamando l’antifona natalizia “O Chiave di Davide”, il presule ha evidenziato come la chiave rappresenti il punto di svolta della vita dell’umanità, l’apertura alla bellezza della creazione e all’accoglienza della verità. Un messaggio che si collega anche all’invito di Papa Leone a riscoprire la grandezza dell’umanità che ciascuno porta dentro di sé.

Ampio spazio è stato dedicato anche al significato della luce rappresentata dal cero votivo. «È la luce della carità – ha detto il vescovo – con la quale possiamo riconoscerci non come avversari, stranieri o nemici, ma soltanto come fratelli». Un richiamo alla tradizione biblica e alla memoria del popolo di Israele, chiamato a ricordare di essere stato straniero in terra d’Egitto.

Mons. Parisi ha invitato la comunità a riconoscere l’altro nelle differenze e nelle diversità, superando ogni barriera geografica e culturale. «Se facciamo riferimento ai santi e in particolare a Francesco – ha osservato – non possiamo non dire che siamo in una stessa realtà con l’altro, sia quando andiamo oltre i confini dell’Italia sia quando altri arrivano qui. Siamo fratelli, tutti».

Il vescovo ha quindi richiamato il cuore del messaggio cristiano, definendo il mistero di Dio come una realtà accessibile ai piccoli e ai semplici. Il volto di Gesù, pur non essendo stato visto direttamente, si rende riconoscibile nella sua presenza nella storia e nella logica della croce, «che è dare la propria vita per i propri nemici».

Un invito, quello rivolto ai fedeli, a vivere con responsabilità il presente e il futuro della società. «Se vogliamo essere presenti in modo rilevante e significativo nella storia, dobbiamo starci con la forza del Vangelo. Siamo chiamati ad essere responsabili della vita e della storia di oggi e del futuro».

Nella parte conclusiva dell’omelia, mons. Parisi è tornato sul tema della luce, richiamando il celebre inno alla carità di San Paolo: «Tre sono le cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità, ma più di tutte è la carità».

Da qui l’augurio rivolto alla città: costruire una comunità fondata sulla fraternità e sulla solidarietà. «Solo costruendo la città degli uomini, la Civitas, ha una speranza. Questa è la chiave per il nostro impegno di credenti». Un messaggio affidato all’intercessione di San Francesco di Paola, affinché continui a ispirare con la sua testimonianza il cammino della comunità lametina.

Candida Maione