di Marco Foti – La Pasqua di Resurrezione è la festa principale del cristianesimo, celebra la vittoria di Gesù sulla morte, a tre giorni dalla sua crocifissione. La Pasqua di Resurrezione di Cristo apre la via alla vita eterna ma rappresenta anche la speranza ed il rinnovamento.
Quello che serve alla città di Lamezia Terme che, nonostante la sua giovane età, soffre di una “crisi di identità”, che si manifesta quotidianamente su più livelli interconnessi.
L’unione amministrativa avvenuta nel 1968 si scontra con una identità tripartita dei centri originari. I cittadini di Lamezia si identificano ancora con il loro ex comune di genesi (Nicastro, Sambiase o Sant’Eufemia), esaltando le piccole diversità e le rispettive vocazioni territoriali.
Il vescovo Parisi sottolinea la Pasqua come “trionfo della vita”, spronando la comunità a credere nel Cristo risorto quale “sistema operativo” della vita, capace di superare individualismo e paura, paura – aggiungo – di mettere in atto una forte identità culturale univoca, un’idea strategica comune di città che coniughi le diverse anime in una ricchezza complessiva della comunità nel suo insieme.
La centralità ed il ruolo di riferimento regionale, ipotizzati con la nascita di Lamezia Terme, non sono percepiti; l’idea di una Lamezia policentrica nell’area vasta di Catanzaro, nei giorni scorsi, è tornata al centro dell’attenzione dopo l’approvazione della Giunta Regionale di un atto di indirizzo per la redazione di un documento programmatico pilota riguardante l’area “Città Territorio Dei Due Mari: Catanzaro-Lamezia Terme”, azione già prevista in un atto regionale dell’agosto del 2016.
La centralità di Lamezia Terme però è sempre messa in discussione. Perché? Ci chiediamo in tanti.
In estrema sintesi la centralità di Lamezia è soltanto “potenziale” e mai “funzionale”. La discrasia nasce dal divario tra la sua posizione geografica ideale e la reale capacità di convertire questo vantaggio in servizi efficienti e sviluppo economico strutturato.
La discussione ruota attorno a diversi fattori: dalla scarsa valorizzazione del ricco patrimonio storico, artistico e culturale della città, che rappresenta invece la vera radice e risorsa primaria per l’identità lametina, alla crisi identitaria derivante da un concetto non soddisfatto di città sostenibile, obiettivo più volte dichiarato nei documenti di programmazione (come il Piano Strategico e le iniziative legate al PNRR), ostacolato da criticità strutturali ed amministrative.
Esiste un divario tra l’aspirazione a diventare un polo di riferimento del Sud Italia e la realtà dei fatti che non deve essere legata ai tempi nostri. Si tratta invece di tornare indietro nel tempo e capire perché ancora Lamezia Terme abbia difficoltà a forgiare un’unica identità civica coesa e proiettata nel futuro, superando le divisioni ereditate dall’unificazione e riconoscendo il valore potenziale del suo territorio e della sua posizione geografica, baricentrica rispetto tutta la Calabria.
Nonostante i tanti progetti finanziati, in ultimo l’importante finanziamento destinato alla città per il potenziamento del sistema di video-sorveglianza, la loro realizzazione si scontra con una realtà urbana complicata, anche nella gestione ordinaria della macchina amministrativa. Il rischio maggiore per l’attuazione di un modello sostenibile non è la mancanza di idee, ma la capacità di portarle a termine.
La “desertificazione amministrativa”, ovvero la mancanza di servizi essenziali e di gestione ordinaria efficiente (come evidenziato anche dalle criticità nell’attuazione di altri programmi come Agenda Urbana), mina la capacità del Comune di gestire il carico dei progetti e le relative scadenze temporali.
Ma siamo nella Pasqua di Resurrezione, che lo sia anche per la città.
Buona Pasqua a tutti noi.
