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Simone Bilardo, ‘Vivo più che mai’: la forza di scegliere la vita oltre la malattia

Il Punto di Marco Foti / Simone Bilardo, ‘Vivo più che mai’: la forza di scegliere la vita oltre la malattia

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Cari lettori, il nostro Marco Foti ha partecipato alla presentazione del libro “Vivo più che mai” di Simone Bilardo, pubblicato da Rizzoli, svoltasi nella Sala di Rappresentanza del Circolo Unificato dell’Esercito.

Un appuntamento intenso e partecipato, dedicato a un’opera che affronta con profondità e coraggio il tema della malattia e della resilienza. In questa occasione, Foti ha colto l’opportunità di intervistare l’autore, offrendo ai lettori del Corriere di Lamezia uno spunto di riflessione su un argomento tanto delicato quanto attuale.

Di seguito, l’intervista.

Simone Bilardo è un uomo speciale. Lo ammetto, prima che me ne parlasse il mio amico Gianfranco, non lo conoscevo, non sapevo chi fosse.

La sua storia invece è molto conosciuta sui social, sulla stampa, sulle pagine web. Seguito da tantissimi giovani.

Simone ha compiuto 41 anni lo scorso 18 ottobre; nato in Indonesia da genitori italiani ha vissuto in più di dieci Paesi diversi. Spesso, all’interno delle scuole internazionali dove ha studiato, come dice “ero l’unico bianco”, una promiscuità di istruzione e cultura che lo differenziano. E me ne sono accorto personalmente.

Nel 2021 Simone scopre di avere due tumori al cervello, uno inoperabile, scoperti per caso dopo una caduta mentre si allenava per l’Ironman. Inizia il percorso di cura, ma nel 2023 arriva la notizia che non vorresti mai ricevere, una prognosi che ti segna per sempre: Simone ha un’aspettativa di vita di 2 anni.

La reazione di Simone è stata tutt’altro che annullante, dopo un iniziale sgomento.

Incontro Simone, insieme a tanti amici, alla presentazione del suo libro “VIVO PIÙ CHE MAI”, edito da Rizzoli, nella Sala di Rappresentanza del Circolo Unificato dell’Esercito a Genova.

Si racconta con una semplicità incredibile, ma per chi lo conosce è la sua pura naturalezza. Il sorriso costante, un dialogo centrato sull’equilibrio del racconto, coinvolgente e nello stesso tempo rassicurante.

Apriamo la chiacchierata con una sua frase spiazzante.

“Silvia è il mio amore, la mia metà, la donna piena di vita e follia come me”. Silvia, che già dopo un mese che si sono conosciuti sono andati a convivere a Londra nel 2010. E da allora girano il mondo sempre più follemente innamorati culminando nel loro giorno di promesse il 15 maggio del 2024, “al terzo tentativo di proposta”.

Simone, intanto grazie per tutto quello che fai e per il tempo che dedichi ai lettori del Corriere di Lamezia, partiamo dal 2023. Nel tuo racconto, e lo riporti anche nel libro, la notizia della prognosi con due anni di aspettativa è stato un colpo duro, ma…..

Grazie a te Marco per l’ospitalità. Già dal 2021 ero in cura per la presenza di questi due tumori, particolarmente aggressivi e di cui uno inoperabile. Nel libro riporto una foto in cui si vede il taglio subito nella scatola cranica, post operazione. Il “salsicciotto”, come l’ho chiamato nel mio racconto. Dopo un iniziale sgomento, tutti noi, Silvia, la mia famiglia, i miei suoceri, ci siamo rimboccati le maniche. E così per gioco pubblico un video di una mia normale giornata. Da un manipolo di amici, oggi mi seguono nei diversi canali in più di 240 mila persone, non numeri.

Oggi ho avuto modo di verificare quanto sei amato, dai più giovani ai più maturi. Tra il pubblico ho ascoltato due interventi che mi hanno particolarmente colpito. Questa è la tua forza.

(sorride) Ti ho visto con qualche lacrimuccia ed il fazzolettino in mano. Il bene, la positività e la gratitudine alla vita sono la forza con cui si prosegue il percorso. Vedi Marco, i veri eroi non siamo noi, sono chi ci è accanto, chi resterà dopo di noi. Sono loro i veri guerrieri.

Dal 2023 Silvia lascia il lavoro e tu continui da casa come amministratore delegato della tua impresa. Cosa succede da lì in poi?

Da allora con Silvia abbiamo viaggiato tanto trascorrendo otto mesi in Sardegna, otto mesi in un camper a cinque posti prestato da alcuni amici. Esperienza, quest’ultima, incredibile vista la nostra impreparazione alla vita da campeggio, poi in Indonesia dove sono nato, in India dove Silvia è diventata insegnante di yoga. E poi, il libro.

Un’esperienza che mai e poi mai avrei pensato che potesse avere questa risonanza. Pensa che quando dissi ai miei genitori di voler pubblicare un libro, mi guardarono con un sorriso benevolo dicendo: “ma chi …tu?” Essendo che il mio italiano lascia un po’ desiderare, avendo studiato nelle scuole internazionali in giro per il mondo.

Invece, dopo l’anteprima nazionale tenutasi al Casinò di Sanremo, con un evento che ha coinvolto un pubblico notevole, il libro si sta posizionando come un’opera significativa nel panorama editoriale italiano del 2026, attirando l’attenzione per la sua storia di resilienza.

Perché?

Perché racconto la gratitudine alla vita, evitando di essere arrabbiato con lei. Viceversa, abbraccio tutto, perché essere arrabbiati vuol dire essere ancora nei primi stadi di negazione e rabbia. E come ho raccontato questo pomeriggio, la positività che ricevo dalle persone che mi amano sono la forza per superare anche qualche momento buio. È la cosa fenomenale è che si siacreata una comunità che non aiuta più solo me, ma ci aiutiamo tra di noi. Una comunità stupenda che ringrazia dal profondo del mio cuore.

Simone, mi ha colpito la storia della “ruota del criceto”…..

Perseguiamo un sogno che non è nostro. Ho fatto l’esempio della macchina grande, la fama, una casa costosa, oppure la posizione sociale e professionale. Il mio invito è quello di seguire la propria passione, anche se devi fare uno stepback, tagliare lo stipendio, vivere più semplicemente, ricomincia e rifiorisci. Quante volte ti ritrovi a fare un lavoro che non ti piace……Si può ricominciare, io ne sono testimone dopo aver lavorato continuamente per 16 ore al giorno in una grande banca a Londra.

“VIVO PIÙ CHE MAI”, lasciamelo dire, è un inno alla vita. Non è un libro triste, ma una riflessione sulla vita e sull’uso del tempo che ci rimane, vivendo ogni momento al massimo, uscendo dal “pilota automatico” e decidendo chi vuoi essere.

La domanda che pongo ai miei lettori è “Che cosa sto facendo davvero del mio tempo?”. Anche questo pomeriggio ho voluto raccontare il vissuto, il presente ed il futuro, senza utilizzare toni da guru irraggiungibile, perché quello a cui ci tengo di più e rendere l’esperienza personale vicina a chi mi legge. Io mi nutro della positività delle persone.

L’ho vissuto dal tuo abbraccio, una trasmissione di energia fuori dal normale. Avviamoci alla conclusione, ci aspettano per cena. Poc’anzi hai parlato di futuro.

In noi tutti ci deve essere una, oggi si chiama così, “progettualità”. Io e Silvia abbiamo in mente un importante progetto, trasferirci in Grecia per creare un luogo che ci rappresenti completamente. Il nostro obiettivo è realizzare uno spazio che favorisca la connessione con la natura e rifletta la nostra filosofia di vita maturata dopo la diagnosi a termine.

Nel salutarti ed abbracciarti volevo evidenziare la risposta che hai fornito, questo pomeriggio alla presentazione del libro, ad un tuo follower sul tema del “dopo”.

Si, ricordo la domanda ed anche la mia risposta. Vedi Marco, non è importante capire o ipotizzare come sia il dopo, è indifferente. L’importante è sapere che lascio una vita piena di bellissimi ricordi, vissuta al massimo e sempre grato per il tempo che mi ha donato.

Ti voglio bene Simone. Ciao

Marco Carmine Foti


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